Mafie del Nord – Resoconto

volTRENTOattiva_MAFIEalNORD_15.inddIl 23 aprile sono stati nostri ospiti Rocco Sciarrone, Professore ordinario presso l’Università di Torino e autore di “Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali”, ed il professor Enzo Guidotto, Presidente “Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso” e già consulente della Commissione Parlamentare antimafia.

La conferenza aveva come argomento le mafie del Nord. “Del” appunto, e non “al”. Questo perché, i sistemi criminali sviluppatisi nel Nord Italia (così come all’estero) non sono semplicemente l’espansione delle organizzazioni presenti nelle Regioni meridionali ma delle nuove organizzazioni, basate sicuramente su quelle tradizionali, da cui prendono esempio, ma con proprie specifiche caratteristiche. Infatti, si espandono e si radicano spesso grazie alle sacche di illegalità che trovano nei luoghi di “accoglienza” e su quelle improntano le loro attività illecite.

Come spiegato dal professor Sciarrone, il soggiorno obbligato (considerato da molti fonte di tutti i mali) è stato sicuramente un pessimo provvedimento, ma non è stata la causa principale della diffusione delle mafie nelle Regioni settentrionali, in quanto i boss mandati al confino non avrebbero avuto alcun successo in mancanza di un terreno fertile; insomma, come ha sintetizzato il professor Guidotto: un bravo maestro non combina nulla se non ha dei bravi allievi.

E’ stato quindi osservato come anche al Nord esistano quei comportamenti illeciti che permettono la nascita e il radicamento di organizzazioni criminali, come la corruzione o il clientelismo. I mafiosi non agiscono per avere essi soli risultati positivi, ma si muovono in modo che tutti i partecipanti al “gioco” possano avere la loro parte, in questo modo non trovano opposizione, in quanto ogni partecipante guadagna qualcosa. Ovviamente il tutto a danno della collettività.

L’espansione e la nascita di tali organizzazioni è resa facile, inoltre, dalla negazione o, comunque, dalla sottovalutazione di determinati comportamenti, come, ad esempio, la mancanza di riprovazione sociale per chi si accompagna a soggetti di dubbia onestà.

Dopo aver delineato un quadro a dir poco fosco, però, ci hanno lasciato la speranza che, se si vuole, le mafie si possono vincere. Ciò può avvenire seguendo tre linee direttive:

  1. la repressione, con l’attività di magistratura e forze dell’ordine volta a identificare e punire i criminali;
  2. la riduzione della disoccupazione ed un buon sistema di welfare, per togliere manovalanza alle organizzazioni criminali;
  3. un comportamento politico etico, volto, ad esempio, a non candidare persone di dubbia onestà, senza attendere una sentenza definitiva che li condanni. L’etica va tenuta distinta dai comportamenti penalmente sanzionabili.

Pertanto diffidiamo da chi dice che le mafie sono invincibili e, ancor peggio, che bisogna conviverci e cominciamo noi stessi a rispettare la legge, comportarci eticamente e disprezzare chi mette in atto comportamenti illeciti. Così vinceremo le mafie!

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine” (Giovanni Falcone)

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