Eternit: giustizia prescritta

014di Marina Benedetti e Tinelli Daniele

Nel mese di ottobre nell’ambito della mostra “SLOI 1939-2014. Settant’anni di storia nella società trentina” fu nostro ospite Bruno Pesce, coordinatore dell’associazione AFEVA (associazione familiari e vittime dell’amianto) di Casale Monferrato. In quell’occasione si parlò della fabbrica “ETERNIT” e dell’impatto che ebbe, e che ha tutt’ora, sul territorio, l’ambiente e la salute delle persone. Ormai i morti di mesotelioma pleurico e di asbestosi hanno superato di gran lunga le 2000 unità. In molte famiglie le vittime sono state plurime, infatti spesso si ammalavano anche mogli e figli dei lavoratori a causa della polvere che gli operai portavano a casa tramite gli indumenti da lavoro. Le malattie e i tumori non hanno risparmiato nemmeno chi, tra la popolazione, con la fabbrica nulla aveva a che fare.

Un danno insanabile ma che i familiari delle vittime speravano venisse riconosciuto e in parte risarcito dalla sentenza della Corte di Cassazione che doveva pronunciarsi riguardo al reato di disastro ambientale.

Ma il 19 novembre 2014 la freddezza del diritto ha prevalso sulla giustizia ed una triste sentenza ha decretato la prescrizione per un reato per il quale Stephan Schmidheiny, ex presidente del consiglio di amministrazione, è stato riconosciuto colpevole in primo e secondo grado.

Qualche settimana fa partecipando a un incontro a Rovereto rimanemmo colpiti dalle parole e dai concetti espressi, riguardo alla giustizia, dal relatore Gherardo Colombo (ex magistrato): “non tutto quel che è fatto o espresso in termini di legge corrisponde a giustizia”, e nel caso specifico l’esempio non potrebbe essere più calzante.

Non siamo dei giuristi, ma questa sentenza ci è apparsa fin troppo garantista e molto poco “giusta”. Ci siamo anche chiesti però come mai le associazioni coinvolte siano rimaste, oltre che comprensibilmente deluse, sorprese dall’esito, visto che la prescrizione era un pericolo incombente, il frutto di una legge iniqua ma tutto sommato tristemente prevedibile, un mero calcolo matematico.

Se è pur vero che il reato di disastro ambientale può essere riconosciuto fino alla chiusura della fabbrica (1986), è altrettanto vero che la stessa è stata abbandonata a se stessa senza che nulla fosse fatto per mettere in sicurezza le tonnellate di amianto, così cancelli divelti e vetrate sfondate hanno permesso che il materiale altamente inquinante continuasse a disperdersi nell’ambiente.

I responsabili dell’azienda erano ben consci della pericolosità dell’amianto, del modo in cui le fibre si diffondevano e del fatto che, lasciando in quello stato la fabbrica, lo stesso avrebbe continuato a mietere vittime per parecchio tempo. Mai come in questo caso ci sarebbe stato lo spazio per una diversa interpretazione, e conseguente applicazione, di una legge come quella sulla prescrizione.

All’epoca della partecipazione alla nostra serata Bruno Pesce ci informò appunto del fatto che il 19 novembre ci sarebbe stata la sentenza e nei giorni seguenti un’assemblea pubblica alla quale avrebbero partecipato i membri delle associazioni familliari e vittime dell’amianto di altre nazioni, in particolare:

Afeva (Italia)

Andeva (Francia)

Abrea (Brasile)

Abeva (Belgio)

Fedavica (Spagna)

Asarea (Argentina)

VAO (Svizzera)

Asbestos Victims Support Group Forum UK (Gran Bretagna)

Ban Asbestos Network Japan (BANJAN)

Asian Ban Asbestos Network (A-BAN)

Noi come associazione TrentoAttiva eravamo presenti. L’emozione è stata forte così come l’amarezza per una sentenza ingiusta. Ci siamo commossi nel vedere con quanta dignità e compostezza i Casalesi abbiano preso l’ennesimo pugno nello stomaco e quanto siano determinati, senza rancore, ad andare avanti fino a quando verità e giustizia prevarranno. A questo riguardo informiamo che a breve partirà il processo “Eternit bis” e stavolta i capi di imputazione riguarderanno l’omicidio, reato per il quale non è prevista la prescrizione.

Vi terremo aggiornati sullo sviluppo della vicenda.

Di seguito alcune foto dell’assemblea e della fiaccolata che sono tenute a Casle Monferrato:

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