La nuova legge sulla non autosufficienza aiuti i disabili che lavorano

Riportiamo la lettera di Paolo Simone, appoggiando il suo appello affinchè la legge sulla non autosufficienza, in via di definizione, sia un aiuto concreto per le persone disabili che lavorano:

Sono una persona con disabilità affetta da una patologia che indebolisce progressivamente in modo irreversibile i muscoli. Grazie ad una carrozzina elettronica riesco a spostarmi, ma non sono in grado di compiere da solo gli atti quotidiani della vita, come alzarmi dal letto, lavarmi, vestirmi o cucinare. Vengo pertanto seguito in forma di assistenza domiciliare da parte di operatori privati e dall’ottima Cooperativa Sad, che mi permettono di vivere dignitosamente da solo e non dover essere ricoverato in strutture apposite.
Mi sono laureato in economia nel 1998. Con soddisfazione ho avuto varie esperienze come libero professionista in ambito informatico. Nel 2007 sono però stato costretto a chiudere l’attività lavorativa a causa degli altissimi costi dei servizi, sociali, che vengono calcolati in base al reddito. Le vigenti regole provinciali prevedono nel mio caso il versamento di quote che arrivano addirittura fino al 70% del reddito netto! Il sistema attuale comporta un totale blocco dell’attività lavorativa e premia chi non fa niente (o fa il furbo) e penalizza fortemente chi vuole essere una risorsa attiva (che produce ricchezza e versa le imposte).
L’articolo 3 della legge in oggetto dice: “La Giunta provinciale promuove altresì interventi diretti al mantenimento personale, alla prevenzione degli stati di non autosufficienza nonché, se possibile, alla riabilitazione”. Riabilitazione che, per chi ha la fortuna di avere ancora delle capacità residue, può certamente nascere dalla soddisfazione e dall’autonomia generata da un’attività lavorativa, che va considerata virtuosa e quindi incentivata. D’altro canto ostacolare il lavoro può portare a grandi disagi psicologici come ad esempio depressione e connessi problemi sanitari con relative ripercussioni economiche e sociali.
Auspico fortemente che il regolamento attuativo della nuova legge sulla non autosufficienza, in via di definizione da parte della Giunta provinciale, possa aiutare anziché soffocare le persone che, come me, in una condizione di disagio fisico, decidono di impegnarsi a lavorare.
Va inoltre tutelato il prezioso lavoro, l’organizzazione e professionalità delle cooperative che prestano il servizio di assistenza sul territorio. Vanno posti in essere strumenti per mantenere snello l’accesso ai servizi già presenti rispetto alla mera erogazione di denaro sotto forma di assegno di cura. L’assistenza è necessaria per far fronte ai bisogni primari dell’utente, è quindi fondamentale l’affidabilità del servizio, difficilmente raggiungibile con operatori privati gestiti direttamente. Basti pensare ad un’assenza improvvisa dell’assistente che deve aiutare l’utente ad uscire dal letto o andare in bagno. Una cooperativa ha un coordinamento e un’organizzazione tale da riuscire in tempi brevi a tamponare l’emergenza. Per l’utente diventa invece traumatico e praticamente impossibile riuscire a gestire autonomamente eventi di questo tipo.

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