Storie di porfido

di Daniele Tinelli e Marina Benedetti

Dibattito dedicato al mondo del lavoro quello che si è tenuto mercoledì 25 gennaio alla sala circoscizionale di Via Perini a Trento. La serata, organizzata dall’ Associazione TrentoAttiva.

È stata incentrata sullo sfruttamento del territorio, della forza lavoro nelle cave di porfido della val di Cembra.

Serata aperta dalla Presidente Marina Benedetti, la quale oltre a presentare il documentario “L’età della Pietra“ i relatori e l’associazione ha fatto un breve excursus nelle attività svolte dalla stessa dalla sua nascita ad oggi.

Di notevole interesse il documentario che con immagini eloquenti e interviste, ha messo in luce le criticità di un settore e ha illustrato una situazione di scarsa tutela dei diritti essenziali dei dipendenti, problemi di sicurezza e contratti a cottimo, (che ormai sussistono solo in questo comparto) per non parlare, ovviamente, della devastazione di un territorio che, se da una parte sfrutta delle risorse non rinnovabili (le cave hanno letteralmente cambiato volto alla valle) dall’altra vede crescere delle vere e proprie montagne di inerti (scarti delle cave) con evidenti rischi geologici. Tutto questo con il benestare, o per meglio dire, la benedizione delle amministrazioni locali

Altrettanto interessante il dibattito successivo, moderato da Ettore Paris (direttore di QT), al quale hanno partecipato: Giuliano Montibeller (sez porfido CGIL), Caresia Simone (Presidente Confindustria sezione porfido) Marco Avi (A .S.U.C) e il coautore, insieme a Federico Betta, del documentario, Alessandro Genovese, i quali, dopo aver esposto la loro posizione in merito, hano risposto ai numerosi e incisivi, a tratti fin troppo vivaci, interventi del pubblico.

Ciò che è emerso è che l’economia del porfido in Trentino è omai matura, tutto quello che si poteva sfruttare lo si è fatto al massimo, dal territorio alla mano d’opera (ora prevalentemente composta da extracomunitari). Un sistema/industria imploso, a causa di una gestione del settore che, se in passato ha prodotto ricchezza e benessere grazie alle concessioni a dir poco discutibili, oggi causa la crisi, il lento esaurimento delle cave, i costi di produzione e una spietata concorrenza dei mercati esteri (talvolta sono gli stessi imprenditori a delocalizzare e/o importare materiale da Cina e Argentina) non sta più producendo quella ricchezza che in passato aveva permesso agli abitanti della zona di uscire da una situazione di miseria e ignoranza pur continuando ad arricchire i proprietari e fruitori delle concessioni., favoriti, questi ultimi, dagli amministratori locali e provinciali, spesso in palese conflitto di interesse. E tutto questo nell’assoluta omertà di tutti, abitanti compresi.

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