Se non ora quando? – Siena 9 e 10 luglio 2011

“Il femminismo è una filosofia che appartiene a tutte le donne” dichiarò una volta Simòne de Beauvoir.

Da allora certamente la condizione femminile, nel mondo occidentale, ha compiuto passi da gigante per quel che concerne la consapevolezza individuale e sociale dei diritti  se si pensa che nell’Europa dell’800 alle donne erano negati il diritto di voto, il diritto d’istruzione, l’accesso  al mondo delle libere professioni oltre a una miriade di libertà personali. Dagli anni 60 ad oggi si è andato progressivamente affermando il principio della parità dei sessi e si sono messi in discussione, non senza riserve, i rigidi ruoli femminili e  maschili nella società. Possiamo quindi affermare che nella nostra cultura la donna riesce, incontrando a volte forti resistenze, a conquistare sempre nuovi spazi vitali pur continuando ad assolvere regolarmente le “tradizionali” incombenze familiari. Sono sempre stata del parere  che occorra  tener conto delle differenze di carattere fisico, e psicologico. Parità non significa equivalenza ma  valorizzazione delle diversità in prospettiva di un progetto sociale comune e condivisibile ma…..
Come mai allora la donna rimane incessantemente sottoposta a un processo di mercificazione sessuale? vittima, più o meno consapevole, di stereotipi che dovrebbero appartenere al passato….
Eppure il movimento del 13 febbraio ha mostrato il vero volto delle donne, ha smosso profondamente il paese, lo ha sbloccato, ha dato energia e voglia a uomini e donne stanchi e assuefatti, di dire un BASTA collettivo, secco e chiaro. Grazie a quella mobilitazione generale  si è dato un forte richiamo alla responsabilità politica, civile e morale dei  nostri rappresentanti politici, ma anche del mondo economico e delle rappresentanze sociali, sulla drammatiche condizioni di vita e di lavoro di molte donne. L’intento della mobilitazione è stato anche quello  di ribadire la  valorizzazione delle differenze di genere, della libertà e autonomia delle donne e condannare  univocamente  la  falsa rappresentazione e uso del corpo delle donne nella comunicazione e nell’immagine pubblica.
Siamo il Paese che ha la più bassa occupazione femminile, che considera la maternità un ‘rischio’ anziché un valore sociale, il paese che costringe le donne a lasciare il lavoro alla nascita del primo figlio, che ha scaricato  sulle spalle delle famiglie e delle donne la crisi economica e che le considera, di dato e di fatto degli ammortizzatori sociali, che non investe nelle  politiche sociali, nel welfare.
Ora più che mai serve costruire un futuro credibile e positivo ma il paese deve mettere al centro la priorità e il valore delle donne.

Se non ora quando ?

Questa la lettera del movimento SNOQ promotore del secondo appuntamento con la piazza e le donne italiane:

«Il 13 febbraio abbiamo riempito le piazze per difendere la nostra dignità di donne e riscattare l’immagine del Paese. La mobilitazione ha contribuito a portare tante donne al governo delle città e a risvegliare uno straordinario spirito civico. Ma sono solo i primi segnali. La fotografia dell’ultimo rapporto Istat ci conferma che l’immagine deformata delle donne, così presente nei media e nella pubblicità, è solo l’altra faccia della diffusa resistenza a fare spazio alla libertà femminile. I dati ci dicono che le donne italiane studiano, si professionalizzano, raggiungono livelli di eccellenza in molti campi. Ma sono donne, vogliono esserlo, e questo basta, nel nostro Paese, perché non entrino nel mercato del lavoro (il 50% è senza occupazione) o perdano il lavoro, spesso precario, se scelgono di diventare madri. Sembrava fino a ieri che dovessimo aver solo un po’ di pazienza, che la società italiana, forse più lentamente di altre, avrebbe accolto la libertà femminile. Ma così non è. Occorre prenderne atto. Vogliamo difendere noi stesse, il nostro presente e il nostro futuro perché una cosa è chiara: un Paese che deprime le donne è vecchio, senza vita, senza speranza. Mettiamo a punto le nostre idee. Rilanciamo, forti delle nostre diversità, un grande movimento», Vi aspettiamo a Siena. Un incontro per confrontarci, ascoltarci. Per scegliere insieme le nostre parole, i contenuti, le azioni. Per riconoscerci e costruire insieme la nostra forza. Per avere un Paese per donne e quindi per vincere.”

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