Pino Masciari e Pietro Orsatti raccontano la ‘ndrangheta. Da sud a nord

Si è svolto ieri, a Trento, l’incontro organizzato dall’Associazione TrentoAttiva con Pino Masciari, in occasione della presentazione del suo libro “Organizzare il Coraggio – La nostra vita contro la ‘ndrangheta”, e con il giornalista Pietro Orsatti.

Nonostante la copiosa nevicata, molte persone hanno voluto essere presenti, compreso il Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, che già incontrò Pino negli anni passati e che sensibilmente ha voluto rimarcare la propria vicinanza alla famiglia Masciari, vissuta per svariati anni sotto protezione proprio in Trentino. Non è passata inosservata nemmeno la presenza in sala di Pasquale Profiti, Pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Trento e presidente regionale dell’Associazione Nazionale Magistrati.

In una città ovattata dalla coltre di neve fresca, è dal silenzio generale registrato in questi decenni intorno al potere della ‘ndrangheta nel nord Italia, che il giornalista Pietro Orsatti ha inziato il suo racconto, snocciolando una serie di dati e avvenimenti risalenti agli anni settanta, anche in Trentino, che potevano, già allora, far riflettere su come le mafie si stessero trasformando, infiltrandosi e facendosi imprenditoria, inquinando l’economia e la finanza. Orsatti ha posto l’accento sull’abilità delle mafie di compenetrare il tessuto sociale a vali livelli silenziosamente rendendosi praticamente invisibili ed ha concluso che, a suo parere, è chiaro che le mafie hanno il loro vero centro di affari proprio a nord, smontando il luogo comune che le vede spesso relegate ad un’antica visione del fenomeno, poco reale. I dati citati e visibili anche nell’ultima relazione semestrale della DIA, non lasciano dubbi sulla fortissima presenza della criminalità organizzata a nord, dove il giro d’affari fa gola a quei poteri che necessitano reinvestire capitali, non sempre puliti, nel circuito dell’economia legale e, come illustrato da Orsatti, questa non è una novità che dovrebbe stupirci, dato che i primi segnali risalgono a molti anni addietro.Anche Pino Masciari ha sottolineato questa necessità della ‘ndrangheta di reinvestire i proprio capitali trasformandoli in denaro pulito. Ha raccontato la propria personale esperienza, quella di un imprenditore che, vittima di minacce e richieste di tangenti, il 3% la ‘ndrangheta e il 6% la politica specifica, ha voluto ribellarsi a questo sistema, denunciando i criminali e tutti coloro che erano collusi con essi, comprese le persone all’interno delle Istituzioni. Ha così raccontato i suoi anni da testimone di giustizia, definizione che, ci tiene a specificare, non sente propria, in quanto, considera la sua una “semplice” scelta di civiltà, un atto di normalità. Ribellarsi, non pagare il racket per svolgere la propria attività imprenditoriale gli è costato tutto, un vero e proprio esilio, una fuga dopo le denunce agli estorsori, un calvario fatto di spostamenti, carenze nella protezione sua e della famiglia, la convinzione di poter pagare con la vita questa scelta, perché “la ‘ndrangheta non dimentica ed esegue sempre le sue sentenze”. Racconta come queste lacune da parte delle Istituzioni siano state, in parte, riempite dalla solidarietà e la vicinanza attiva della società civile che è arrivata persino a “farsi scudo umano” nell’accompagnarlo ai processi e agli incontri.

Resta in piedi nel parlare, davanti ad un consistente plico di documenti in cui è raccolta tutta la sua vita, i processi scaturiti dalle sue denunce e tutto ciò che lo poteva riguardare: articoli, interviste, appunti. Potrebbe sembrare un attore per il carisma, l’espressività e il gesticolare delle sue mani, ma il frutto della sua narrazione è, purtroppo, una storia reale, la sua commozione è autentica, nessuna finzione. La storia di un uomo che ha fatto una scelta chiara e semplice, si è schierato con la legalità costi quel che costi e, nella società civile, ha trovato un calore inaspettato. “Per loro – conclude Masciari – ho deciso di mettere nero su bianco la nostra storia” ed insieme alla moglie Marisa ha scritto questo libro, nonostante, dice: “è doloroso per me ricordare ma voglio che questo serva per il futuro e per i giovani, devono sapere che un altro mondo è possibile”.

A breve sarà pubblicato il video della serata. Tutte le foto dell’incontro sono visibili qui

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