Immaginiamo….le macerie dell’anima

Immaginiamo di perdere in meno di un minuto tutte le nostre sicurezze.  Non è poi così difficile, è sufficente chiudere gli occhi per una manciata di secondi, immaginando di essere stati portati via dalla nostra casa, di non riuscire a  finire il libro che tenevamo sul comodino, di non poter  più sorridere alla foto del nipotino appesa alla parete e dover lasciare incustodite le cose a noi più care, dai  vestiti ai  cd e gli album di famiglia.

Immaginiamo di non poterci più rilassare sul divano in salotto, farci accarezzare dal sole in giardino o annaffiare i fiori sul balcone. Proviamo a immaginare di essere improvvisamente portati lontani dal nostro quartiere, dalla nostra città, di non incontrare più i bambini al mattino mentre attraversano la strada per andare a scuola, di non poter più entrare nel “nostro” bar e dire “ il solito grazie”!

Immaginiamo  di non poter passare di corsa dal giornalaio, di  non poter comprare il pane dal fornaio che sta di strada, o la verdura al mercato dei contadini in piazza. Improvvisamente non apparteniamo più a una comunità.  Per incontrare un caro amico dobbiamo percorrere 50 km, per far visita alla nonna siamo costretti a recarci al mare, lei che viveva in montagna.

Immaginiamo di non aver più un lavoro, di non poter più riaprire la bottega d’artigiano, il ristorante, lo studio medico o il negozio in centro a cui avevamo dedicato tanti anni ed energie preziose.

Ma  siamo fortunati!  Quando riapriremo gli occhi ci troveremo in un’appartamento che non è il nostro, uguale a quello di fronte, arredato da qualcun’altro, potremo coricarci in un letto rifatto con lenzuola che non abbiamo scelto noi, mangiare in stoviglie tristemente identiche a quelle del nostro, sconosciuto, dirimpettaio.

Poco male  se non potremo  più rientrare nelle nostre case, passeggiare per le vie   e le piazze  della nostra città transennata, chiusa e vigilata dai militari , se non avremo  più un passato e non potremo sperare in un futuro. Per questo saremo accusati di essere fannulloni e piagnoni .

Immaginiamo allora di non  riuscire a rassegnarci  all’immobilità, di protestare per gli sprechi e le mancanze, per le false promesse, di arrabbiarci con chi specula sulla nostra tragedia. Per questo saremo  accusati di essere ingrati.

Immaginiamo  di unirci a chi condivide la nostra sorte, a chi non vuole più stare a guardare e  lavorare per ridare  l’anima e un futuro alla nostra città , per ricomporre la nostra dignità. Per questo saremo accusati di essere strumentalizzati e politicizzati.


Elenco delle cose che un aquilano non può più fare da dopo il terremoto:

di Stefano Torelli

– entrare in casa propria;

– entrare in casa propria senza un vigile del fuoco;

– percorrere 1 km senza incrociare una rotonda;

– percorrere 1 km senza incrociare una camionetta di militari;

– mettersi in tasca il proprio paio di chiavi di casa, quello con quel vecchio portachiavi … ;

– fare una passeggiata in centro senza un caschetto giallo in testa;

– fare una passeggiata in centro senza essere accompagnato da uomini in divisa;

– fare una passeggiata in centro senza dover chiedere il permesso a nessuno;

-dire: “esco vado in centro”;

– dire: “vado al centro commerciale”, è sufficiente dire “vado al centro”;

– avere stima della Protezione Civile;

– bere un caffè in una tenda;

– dire “non è che se fa una scossa più forte crolla tutto…”;

– vedere i propri amici senza fare almeno cinquanta km;

– bere un bicchiere di vino al Boss senza vedere uomini in mimetica;

– cercare parcheggio sotto casa;

– farsi pignorare la casa;

– leggere un libro preso in prestito nella biblioteca comunale;

– salire sui tetti per protestare come fanno gli operai di Brescia e gli studenti di tutt’ Italia;

– occupare per protesta i luoghi simbolo della propria città;

– occupare il liceo classico;

– utilizzare una carriola senza essere additato come un sovversivo;

– vendere porta a porta, nonostante ci sia un aquilano che ancora fa Porta a Porta;

– rispondere alla domanda: “e tu di dove sei?” per sentirsi poi dire: “beh ma adesso è di nuovo tutto a posto, vi hanno costruito le case no?”;

– non poter dire che qualcosa non va senza sentirsi rispondere “ingrati”;

– scivolare con i bob fatti di cartone lungo le scalinate della Chiesa di S.Bernardino quando ha appena nevicato;

– tornare a casa a piedi la notte con la città imbiancata mentre tutti dormono, anche perchè non accade più che tutti dormano la notte.

Dal 1 gennaio 2011 la popolazione  colpita dal terremoto del 6 aprile 2009  torna a pagare le tasse

immagine tratta da Adnkronos


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *