20 novembre: L’Aquila chiama Italia, Trento risponde

Dell’Aquila e della gestione del dopo terremoto ce ne siamo occupati in più occasioni, organizzando un dibattito e in vari post. Qualcuno si potrebbe chiedere cosa ci spinge a preoccuparci di una questione che, in teoria, non riguarda il nostro territorio, né le tematiche che solitamente affrontiamo come associazione.

Ma si sbaglia… ci riguarda eccome!, come cittadini innanzitutto, non solo per spirito di solidarietà, ma  anche e sopratutto in prospettiva del fatto  che il  trattamento riservato ai nostri amici aquilani può rappresentare un precedente pericoloso e toccare, un domani perchè no, anche a noi! Senza considerare che la “questione Aquilana” tocca profondamente tutte le tematiche di cui la nostra  associazione si occupa  fin dalla sua fondazione:

Diritti civili: diritti sospesi in nome dell’emergenza  grazie al decreto 39, e negati poi a un popolo duramente colpito. Tutti i terremoti hanno avuto una legge speciale, tutti i terremoti hanno avuto una linea finanziaria certa, non e’ accettabile che solo L’Aquila non l’abbia ancora.

Informazione: la farsa mediatica sulla ricostruzione sta cominciando a perdere lo smalto iniziale , ma grazie ad un informazione distratta, compiacente con la propaganda governativa e spesso colpevolmente omissiva, a tutt’oggi molti italiani credono che all’Aquila il miracolo sia stato compiuto. Un flusso di disinformazione irresponsabile fin dai primi giorni ha contribuito a sovvertire la realtà a partire da un particolare, apparentemente insignificante, “Terremoto dell’Abruzzo” invece di “Terremoto de L’Aquila” e persino travisando i dati sulla magnitudo. Nel sito del Geological Survey (USA ) si può leggere che il sisma del 6 aprile è stimato in gradi 6,3 della scala Richter ma la fonte dell’informazione è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Appare  quantomeno curioso che quest’ultimo, invece, nel suo sito indichi la magnitudo in 5.8. (da notare che un sisma di grado inferiore al 6 viene considerato al di sotto dei livelli di notevole gravità e sottrae dunque lo stato al dovere di finanziare integralmente la ricostruzione degli edifici pubblici come di quelli privati, come è avvenuto invece per il Friuli e per l’Umbria). E’ stata così colta cinicamente l’opportunità di far passare gli aquilani come edificatori criminali, portando ad esempio casi come la casa dello studente e dell’ospedale S. Salvatore. In realtà il sisma del 6 aprile ha agito con inaudita violenza, e nascondendo questa verità viene legittimata la scelta cinica di abbandonare l’Aquila e gli aquilani al loro destino.
Si è indugiato invece sulle storie delle vittime e sulla dignitosa sofferenza dei sopravissuti, predicando solidarietà, invocando coraggio, auspicando rinascita, accendendo i riflettori sul governo che promettendo di tutto e di più, procede  poi grazie allo stato d’emergenza  e alla latitanza di un informazione critica, in progetti dispendiosi che non hanno tenuto  assolutamente conto del tessuto sociale  ed economico dell’ Aquila, senza alcuna attenzione alla struttura urbana antica , raccontando così la favola agli italiani dell’Aquila ricostruita:

Democrazia Partecipativa: all’indomani del 6 aprile sono nati all’Aquila una miriade di comitati, collettivi, movimenti e associazioni  critiche e attente ma sopratutto disponibili a collaborare con le istituzioni per la ricostruzione, proteste si, ma sopratutto proposte. L’esempio e l’esperienza di questi cittadini ci mostra in tutta la sua drammaticità i limiti degli strumenti di democrazia partecipativa in Italia, la sordità endemica degli amministratori e il vuoto legislativo in questo campo. E’ scoraggiante rendersi conto di quanto la nostra voce rimanga inascoltata non essendo il nostro lavoro, le nostre proposte in nessun modo vincolanti.

Legalità e Giustizia: non ci soffermeremo particolarmente su questo punto essendo note a tutti, o quasi, le centinaia di indagini che gravitano attorno alla gestione dell’emergenza e alla fase della ricostruzione: l’ennesimo esempio di come le commistioni politico/mafiose/affaristiche siano prassi comune e come la corruzione sia un cancro diffuso, un cancro che non guarda in faccia niente e nessuno: nemmeno il dolore e la disperazione di un intera comunità devastata dal terremoto.

Per questi semplici motivi sosteniamo fattivamente la raccolta di firme per la presentazione di una legge speciale che riassumendo chiede (qui l’originale):

  • Analogo trattamento riservato ai cittadini colpiti dal terremoto del 97 in Umbria e nelle Marche che hanno restituito le tasse sospese dopo 12 anni, in 120 rate e nella misura del 40% del dovuto.

  • Consequenzialità all’istituzione della Zona Franca Urbana (i fondi ci sono ma non viene fatto nessun atto per renderli fruibili), come previsto dal decreto legge 39 del 2009 (convertito nella legge 77/2009).
  • Che sia istituita una Tassa di scopo, sui redditi alti, per finanziare la ricostruzione.
  • Che siano congelati i mutui ipotecari sugli immobili danneggiati, fino alla data di riutilizzo del bene.
  • Tra i tantissimi problemi che affliggono i cittadini aquilani colpiti dal terremoto del 6 aprile del 2009 c’è anche il serissimo problema di interpretare la definizione delle risorse individuate per la ristrutturazione delle case. Nella attuale situazione lo stanziamento delle risorse è considerato come un “contributo” pubblico e conseguentemente il cittadino, per avviare i lavori presso la propria casa, dovrebbe dare vita ad una gara pubblica ed affrontare iter e procedure lente e farraginose con seri rischi di ricorsi e contenziosi.Definire invece le risorse messe a disposizione dei cittadini come un “indennizzo” permetterebbe a tutti di lavorare come si è fatto nella ricostruzione dopo il terremoto di Umbria e Marche del 1997.Approvata questa interpretazione diventa assolutamente necessario dare vita ad una selezione pubblica delle imprese a cui i cittadini possono rivolgersi (white list) in modo da escludere imprese a rischio di infiltrazione della criminalità organizzata e imprese senza la necessaria solidità e know how, prevedendo anche tetti sul numero di lavori che una impresa e i progettisti possono prendere in carico.
  • Considerando che ai parenti delle vittime non è stato erogato nessun contributo di sostegno, data assenza di legge in proposito,  proponiamo la parificazione tra vittime terremoto e le vittime di incidenti sul lavoro

Saremo presenti con un banchetto per la raccolta delle firme il 20 novembre in via S Pietro a Trento dalle 10 alle 19

Vi aspettiamo  !!!

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