Miss Padania all’italiana

Una vacanza fuori porta da parenti, l’itinerario stradale tappezzato da manifesti e scritte inneggianti alla Padania Libera, l’attualità politica sempre più urgente e drammatica, i proclami del senatür che sembrano essere ormai l’unica voce che parla al popolo: un mix fatale di fattori mi porta a voler mettere il naso dentro la manifestazione tradizionale della Lega Nord di Ponte di Legno (BS).

L’unica serata a cui posso partecipare è la selezione di Miss Padania, venerdì 13 agosto presso il palazzetto sportivo del comune della Val Camonica.

Mi armo di tutta la mia capacità di tolleranza e apertura mentale, sentendomi al tempo stesso un po’ snob e limitata per doverlo fare.

Certo si tratta di un mondo completamente opposto a quello cui mi sento di appartenere, fatto di idee istintive e populiste contro le quali ho sempre lottato. Però, forse di questi tempi, la lotta più dura da portar avanti è proprio il non cadere in facili schieramenti, il difendere sempre e comunque la libertà di pensiero e di parola di qualsiasi persona, il tentare almeno di capire l’altro, che nel mio caso può essere proprio un leghista.

Ci voglio provare.

Cerco di sospendere per un po’ il mio modo normale di leggere le cose e di mettermi nei panni di una persona “comune”, che va ad una festa tradizionale per passare la serata e vedere com’è.

Sicuramente il primo impatto visivo della festa si distingue dalle tradizionali manifestazioni di paese: un mega manifesto di Bossi con il pungo alzato e la scritta “Mai molà, tegn dür!”, che si ripete in tanti poster più piccoli per tutto il perimetro del palazzetto. Banchetti di souvenir leghisti: boxer, accendini, magliette degli indiani finiti nelle riserve e del “trota”, cravatte, fazzoletti e spillette, insomma qualsiasi cosa per sentirsi di appartenere al popolo della Lega. Anche l’organizzazione della festa, tra palloncini e fazzoletti di carta color verde-lega ha un’immagine ben precisa.

A livello visivo una festa di partito, non c’è che dire. Ma la gente che partecipa, non so, non mi da l’impressione di esserne consapevole, sembra voglia solo passare una serata paesana, divertirsi. Cerco di capire un po’ che persone sono: mi avvicino ai banchetti, chiedo ai ragazzi con un sorriso se i soldi delle vendite vanno a finanziare il partito e mi sento rispondere “Perché?”. Mah, mi sembrava una domanda normale. La gente presente è fatta di famiglie e giovani comitive di ragazzi. Non ho il tempo di proseguire perché le luci si spengono e inizia lo show di Miss Padania.

Lo spettacolo si svolge in maniera piuttosto classica, con le prove per le miss di ballo, recitazione, canto (sotto la doccia in bikini), con un intramezzo musicale di Omar Pedrini e di un paio di comici di Zelig. Che centra la Lega, mi chiedo? Qualche battuta del presentatore e qualche ammiccamento delle Miss, sì, strizzano l’occhio ai temi cari alla Lega, i terün (“qua al nord ci sappiamo divertire di più che al sud”), gli omosessuali (“facciano un urlo gli uomini, ora le donne, ora gli incerti” … “incerti fuori!!”), gli slogan del non mollare mai. Ma, tutto sommato, solo uno show, dei più tradizionali all’italiana, altro che Padania. Facile umorismo e belle donne: se accendiamo la tv e guardiamo un qualsiasi programma di intrattenimento lo stile è lo stesso.

Nel bel mezzo dello spettacolo, si sente un mormorio, la gente inizia a scendere dalle gradinate e a dirigersi verso l’ingresso: “E’ arrivato Umberto” mi dice una simpatica signora seduta vicino a me. Il presentatore interrompe tutto e annuncia che è arrivato il senatore federale della Repubblica accompagnato dal figlio Lorenzo. Parte un’ovazione. Lo spettacolo può riprendere. Premiazione finale: Bossi e figlio salgono sul palco, sono attentissima a quello che dirà. Saluto col pugno al presentatore: “Quanta forza ha quest’uomo!!”. Abbracci e baci alle due Miss vincitrici. Soliti slogan, complimenti di rito, un po’ di pubblicità alle imprese che hanno partecipato finanziariamente alla manifestazione. Ma soprattutto il messaggio dell’uomo forte, del popolo, che tiene duro, che sta lavorando per noi.

Sono davvero delusa: non ho capito niente di più di quello che sapevo prima. Non mi è rimasto niente. Forse la serata di Miss Padania non era quella giusta per entrare nell’universo culturale della Lega, ma perché allora un partito politico organizza questo tipo di manifestazione? Il giorno dopo, comunque, ci sarebbe stata la serata dei folk camuni, musica tradizionale della Valle e domenica il comizio di Bossi. Un pensiero mi coglie e davvero temo non sia di parte: quello che ho visto non è fatto per far pensare la gente, per interessarla al bene comune, a partecipare, ma solo per farla sentire parte di, unita dietro un comune “qualcosa”.

Un sospetto generalizzato, che non tocca solo la Lega e che viene sempre più di frequente. Ma quel “qualcosa” dobbiamo sapere cos’è, dobbiamo sceglierlo e costruirlo anche noi e a questo le bandiere e le allegre adunate servono a poco.

Questa è democrazia, se la vogliamo davvero.

Immagine tratta da ansa.it

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