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Il mio viaggio dentro il vero miracolo dell’ Aquila: gli aquilani!

Di: Marina Benedetti    Pubblicato il:  08 ago 2010  |  39 Commenti



Sapevo delle ferite inferte dal terremoto ed  ero, purtroppo, certa di trovare una città e  un territorio devastati.  Riuscivo a  immaginare lo sgomento e la tristezza negli occhi della gente…. ma non ero pronta al silenzio, al buio, al vento che regna incontrastato fra i vicoli, al rumore sordo dei miei passi, all’eco delle parole dei rari passanti, ai guaiti dei cani randagi,  alla struggente nostalgia di Carlo, che  ritorna tutti i giorni per sedersi sulla fontana di Piazza Duomo,  e mentre mi parla della sua bella casa distrutta e del ristorante che ha dovuto riaprire  in periferia,  si guarda attorno smarrito, attende che riaffiori la propria anima, assiste  impotente all’ agonia della sua amata città, rassegnato all’immobilità!

L’Aquila è morta . Il corso è stato riaperto è vero, le transenne sono state tolte, vi si può passeggiare, persino prendere un caffè nei  pochi bar che hanno  avuto l’ardire di riaprire e che sembrano delle oasi in quel deserto, ma non è sufficente a placare l’angoscia che si prova  vagando per la città, sopratutto di sera.  Quel che appare  è  inquietante, spettrale. Nessun palazzo è agibile, sebbene siano stati messi in sicurezza; i puntellamenti e i ponteggi  che rivestono i palazzi, malcelano l’antica bellezza e le recenti ferite. L’Aquila è ora una bellissima vecchia ragazza vestita di cenci, ammalata e ferita mortalmente di cui nessuno vuole più prendersi cura.

i palazzi del centro rivestiti ” Marcegaglia”

Possiamo chiamarlo diario di viaggio?… Non lo so, di  certo c’è  che  questo era  un  viaggio che desideravo compiere da tempo, un viaggio che mi ha permesso di ricomporre un puzzle,  fatto  di video e foto, articoli e reportage, documenti, inchieste, ma sopratutto di racconti di persone,  amici  virtuali e non. Avevo bisogno di mettere ordine  nelle informazioni che avevo accumulato nel tempo, ripercorrere le mie sensazioni, le mie emozioni e dare loro una sequenza logica, e perchè no anche geografica!

Ma cominciamo dall’inizio…..

Ho seguito da subito  la tragedia che ha colpito gli Aquilani, dapprima con la solidarietà e l’empatia che qualunque essere umano prova in circostanze del genere, e poi piano piano con l’attenzione e la preoccupazione della cittadina.
Mi è stato chiaro fin da subito che la gestione dell’ emergenza aveva qualcosa di “innovativo” che una sorta di esperimento sociale  era stato messo in atto. Quale cavia migliore di un popolazione  inerme devastata dal dolore?

La protezione civile interviene tempestivamente  e gestisce la fase dei soccorsi con efficenza,  supportata anche da migliaia di volontari resisi disponibili con generosità e passione civile fin dalle prime ore.  Ma con il passare dei giorni si intravede una linea di gestione che permette, in deroga a leggi e regolamenti,  di commissariare di fatto  gli enti locali, sospendendo i diritti civili  dei terremotati.

Presidio della Parrocchia di S. Pietro in p.zza della Fontana Luminosa

I campi sono blindati: le tendopoli sono presidiate da funzionari della digos e della polizia. E’ proibito introdurre volantini e macchine fotografiche; vietato importare ed esportare informazione e democrazia. Si vigila attentamente affinchè tra le maglie delle reti dei campi non filtri un filo di libertà , di partecipazione. C’è un presidio permanente della Rai,  ma a parte le passerelle governative non trasmette nulla di quel che sta succedendo. Al paese viene raccontata solo la verità istitruzionale. La popolazione, con il decreto 39 viene espropriata di ogni potere decisionale; sia per quanto riguarda la fase dell’emergenza (impossibile l’ autogestione nei campi della protezione civile e per i disubbidienti blocco degli aiuti da parte della stessa),  sia per quanto riguarda quella della ricostruzione per la quale il  decreto, invece di privilegiare i lavoratori del posto, dà il via ad una giungla di subappalti ad imprese provenienti da altre zone d’Italia.

Così succede, ad esempio, che i prodotti locali dell’agricoltura e dell’allevamento vengono  “cortesemente” rifiutati dalla protezione civile a favore dei prodotti della grande distribuzione, (notoriamente più genuini e sicuri ), contribuendo ad affossare ancor di più l’economia locale.

Il tempo nei campi viene  scandito  dall’ ozio forzato, dalle esigenze di profitto dell’emergenza e non da quelle della ricostruzione del tessuto sociale; e così con la convivenza forzata, la perdita totale dell’identità collettiva e di qualsiasi intimità, agli aquilani, dal 6 aprile, viene tolto il diritto all’autogoverno; vengono praticamente aboliti i diritti  civili in nome dell’ assistenzialismo, “l’esperimento sociale” ha successo e  l’autodeterminazione di un popolo viene barattata con la proverbiale  efficenza della macchina organizzativa, garantendo così al “governo del fare” gratitudine e consenso. Tutto è soffocato dalla burocratizzazione e  tutto viene demandato al di DI.COMA.C.(DIrezione di COMAndo e Controllo, l’organo di Coordinamento Nazionale delle strutture di Protezione Civile) qualsiasi atto, qualsiasi domanda diviene un percorso ad ostacoli, un odissea per la gente stremata, in  tanti hanno perso il lavoro e sono costretti ad emigrare, gli ammalati spediti fuori dall’abruzzo, gli anziani, soprattutto ma non solo, sulla costa negli alberghi, le comunità disgregate, le famiglie smembrate, il tessuto sociale distrutto.

il quartiere popolare di Cansatessa abbandonato….

E poi arriva il G8, che invade militarmente la città, sottraendo preziose risorse economiche (circa 90 milioni di denaro pubblico), occupando la caserma “V. Giudice” che potrebbe accogliere da subito 25.000 sfollati. L’evento viene spostato in tempi  record dalla Maddalena all’ Aquila per una mera questione di visibilità e di propaganda governativa, e a questo punto, il diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla mobilità e alla sicurezza dei terremotati passa in secondo piano rispetto ai privilegi dei potenti della terra e del governo.

il progetto C.A.S.E

Il resto della storia è nota ai più….La costruzione e la consegna degli alloggi del progetto C.A.S.E. viene spacciata per RIcostruzione,  in seguito  (ricordate la solenne promessa in autunno tutti avranno una casa?)  chiuse le tendopoli senza aver per questo di fatto sistemato  tutti gli sfollati; e quando la Protezione Civile se ne va rimettendo nelle mani degli enti locali  tutte le competenze lo fa con una marcia trionfale lasciando dietro di se alcune new town, un territorio devastato, insieme a tutte le sue macerie e un’economia collassata,  oltre a svariati milioni di debiti frutto delle scelte di gestione dell’emergenza (le rette  degli sfollati negli alberghi, i contributi per chi ha  scelto l’autonoma sistemazione,  aziende e ditte  che hanno anticipato materiali ed eseguito lavori mai pagati ecc. ecc.)

Dalla fontana delle 99 cannelle verso il centro

L’ Italia si dimentica dell’ Aquila; gli italiani, passata l’onda emotiva, sono rassicurati e  convinti da  una pressante campagna mediatica che il miracolo sia stato compiuto. Finiscono le passerelle politiche, le parate e le comparsate. Ma gli aquilani non sono un popolo di accattoni, non ci stanno a passare per ingrati, vogliono solo quello che gli spetta;  il lavoro e la terra per ricominciare, per ricostruire le  case, per ritornare a vivere con dignità, come hanno sempre fatto. Nascono comitati, collettivi,  associazioni che tentano in tutti i modi di dialogare  e di collaborare con le istituzioni, mettendo  a disposizione competenze ed esperienze. Nasce il presidio permanente in piazza Duomo. Nelle assemblee  cittadine  si discute, si propone si decide, si delibera; si rivendica  il diritto/dovere di partecipare al proprio presente e ad essere protagonisti del futuro.

Quando il cosidetto popolo delle carriole viola la zona rossa si riaccendono i riflettori; domenica dopo domenica centinaia di cittadini si incontrano, lavorano, spostano macerie  e le catalogano, ma  sopratutto  discutono del futuro della città, squarciando un velo che ricopriva di menzogne la vera condizione del centro storico abbandonato a se stesso, sfatando il mito del “ Miracolo Aquilano”. Nel frattempo  governo, provincia, comuni enti locali, commissari e vice commissari  si rimpallano le responsabilità; promesse, accuse reciproche, dichiarazione d’intenti,  parziali ammissioni… smentite…  in poche parole NON ci sono i soldi per la ricostruzione. La rabbia e il dolore riaffiorano, non possono dimenticare le risate degli imprenditore che la  notte del 6 aprile intravedevano enormi opportunità di guadagno e il 16 giugno scendono in piazza, capeggiati da sindaci e rappresentanti delle istituzioni locali  20.000 aquilani  ma  vengono puntualmente ignorati dai media e dai giornali che preferiscono occuparsi delle proprietà nutritive della Nutella.

“Forti e gentili, fessi no! si legge su uno striscione e sulle magliette dei manifestanti che decidono di portare le loro rimostranze direttamente a Roma. In 5.000 si presentano ma vengono accolti a manganellate e per giorni si parla dei presunti “scontri”  dimenticando  le richieste legittime degli aquilani : una legge speciale che garantisca un flusso costante e sicuro di fondi per la ricostruzione, l’istituzione di una tassa di scopo per finanziare la ricostruzione e la sospensione delle tasse.

Assemblea cittadina in piazza Duomo

Nella settimana in cui sono stata all’ Aquila, squisitamente ospitata da un amica, ho camminato per il centro storico, per i borghi del cratere, ho sfiorato chilometri di transenne, ho accarezzato con lo sguardo le case abbandonate, le  macerie fino a rendermele  familiari, scontate. Ho conosciuto persone con cui avevo avuto solo contatti virtuali, ho parlato con tante altre di cui non sapevo l’esistenza, ho colto frammenti di conversazioni il cui principale argomento è tragicamente ricorrente, ho  sopratutto ascoltato tante storie, ho raccolto decine di testimonianze di speranza ma anche di lucida rassegnazione, ho visto un popolo dignitoso, forte e gentile  che fatica a ritornare a vivere, a sognare, al limite della sopportazione e tutti , indistintamente, mi hanno chiesto un’unica cosa : non lasciateci soli!!

Onna: le sue macerie

Ho avuto la fortuna di partecipare alla notte bianca organizzata, finanziata, e gestita interamente dal basso, dall’ assemblea  cittadina  di Piazza Duomo.
Il 31 luglio, la città si è magicamente riempita di migliaia di persone, centinaia di artisti hanno animato la notte. Finalmente luci e rumore, musica e canti, rapresentazioni di gioia e di dolore, il vociare dei bambini, l’apparente allegria e spensieratezza degli adulti  per la prima festa dopo il 6 aprile. E  allora… in mezzo a quella marea  composta e variopinta di persone  ho  riflettuto sul senso più profondo di quella magica notte. Tante piccole gocce formavano quel fiume, lento e fluido, incanalato nell’unica via aperta della città, gli argini: i vicoli le vie  transennate. Ho capito  che  quel fiume avrebbe dovuto poter fluire liberamente nelle vicoli e  nelle  piazze, che non era naturale il suo corso, che avrebbe potuto diventare impetuoso, rompendo quegli argini innaturali. Era terribilmente ingiusto e pericoloso  delimitarne il percorso  e allora ho pensato che l’unica salvezza, l’unica via di fuga  fosse ridare l’anima all’Aquila.

Riaprire la città !

foto a cura ( si fa per dire ) di Benedetti Marina

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39 Comments

Stefano

Leggendo le tue parole sono tornato al viaggio fatto a fine giugno, stesse situazioni, stesse sensazioni, stessa rabbia.

Stefano

Marco Garavelli

Grazie al tuo articolo sono riuscito quasi ad entrare nello stato d’animo di chi sta vivendo in prima persona l’esperienza Aquilana. Tanti di noi dell’associazione abbiamo tentato di offrici volontari nell’immediato post-terremoto, ma mi rendo conto che è ancora più utile fare qualcosa ORA per quelle persone.
Post davvero sentito, schietto e che punta dritto alla coscienza di noi tutti…

patrizia tocci

grazie Marina. io so che tanti occhi ci guardano. e il tuo è uno sguardo oggettivo che si è fatto via via carezzevole, amico. So che non potrai più dimenticare…Io sono qui. quando vorrai, come vorrai. Tentando di vivere all’Aquila.

Giovanni DG

Grazie Marina,

una cronistoria ipertestuale, precisa ed obbiettiva.
Non posso non linkarla alla mia raccolta.
Gli italiani devono sapere che tipo di esperimento è stato fatto qui a L’Aquila. Neanche nel miglior film di fanta-politica si sarebbe potuto immaginare.
Ma noi siamo qui duri a rassegnarci e rassicurati dal sapere che esistono persone come te che vogliono e sanno usare il proprio cervello.
La Rete è la nostra ultima speranza, finché non ci toglieranno anche quella…
Pace

Giovanni

Anna Guerrieri

Grazie.

Gabriella C.

E’ incredibilmente triste leggere nero su bianco come l’uomo, la vita siano un nulla, che tutto ruoti intorno al potere, i soldi, la supremazia…Tutto fumo sugli occhi.
Noi al sud la viviamo ogni giorno l’emergenza e forse non riusciamo ad alzare il capo e crediamo a certe promesse. Ma voi aquilani avete dimostrato dignità. Non assistenzialismo ma consapevolezza del proprio valore. Vi auguro di rialzarvi presto e sarà a testa alta!

Rosa

Grazie per averci reso partecipi della reale situazione degli Aquilani..non possiamo più fidarci della comunicazione di massa ma, come detto da Giovanni DG, abbiamo la Rete!
I politici ormai strumentalizzano tutto e la politica è diventata solo spettacolo, quindi dobbiamo essere noi cittadini a tenere gli occhi aperti e non restare indifferenti..
Speriamo che questo tam tam mediatico (sebbene solo in Rete) serva a tenere le luci accese su L’Aquila e che gli Aquiliani riescano ad ottenere finalmente ciò che spetta loro!

Alida

C’ero anche io il 31 luglio 2010 all’Aquila.Io ho deciso di tornarci presto con tante persone. Il poco che posso fare è testimoniare, raccontare, sensibilizzare. Grazie x quello che hai scritto. Io non sono così brava. Userò anche queste tue parole per invitare più persone che posso a sentirsi anche loro Aquilani.

adriano

brividi. semplicemente brividi.
RIAPRIRE LA CITTA’

daniele

…però faccio fatica capire una cosa,il problema è che si sono spenti i riflettori e nessuno ne sapiù nulla,o il problema è che si potrebbe ricominciare una ricostruzione e non lo si fa?

Marina Benedetti

Vorrei rispondere a tutti voi e lo farò in un unico post:
Intanto grazie a tutti voi per i complimenti, ma non era certo questo l’obiettivo di questo post. Il viaggio che ho fatto , grazie alla carissima amica Valeria, è stato solo il naturale evolversi della mio interessamento alla “questione Aquila”Un’interessamento nato certamente in seguito alla tragedia che a ha colpito i nostri amici abruzzesi, ma sopratutto, se mi concedete, egoistico. Il trattamento a loro riservato è solo il preludio di quel che succederebbe a chiunque di noi, a qualsiasi comunità si dovesse trovare nelle condizioni di aver bisogno di aiuto, come dicevo nel post, sono convinta che si sia trattatato di un ” esperimento” da ripetere poi in situazioni e contingenze simili… poi è successo che mi sono innamorata, si innamorata persa dell’ Aquila e del suo territorio, di tutte le bellissime persone che ho incontrato, dei suoi tramonti, e della sua bellezza martoriata.
Patrizia
sono stata dietro di te mentre allestivi la mostra
” 100 passi ” ho apprezzato moltissimo il tuo lavoro e l’amore che traspariva per la tua città e ti dirò… girovagando fra macerie , strade e vicoli, con la macchina fotografica in mano, mi sono sentita spesso in forte imbarazzo, mi sentivo fuori luogo e avevo timore che la gente non capisse, che credesse fossi una turista in cerca di emozioni forti, ma forse lo ero e questo mio racconto, mi auguro,mi riscatterà un pochino.
Daniele; hai presente il gatto che si morde la coda ?
Gli italiani sono ormai assuefatti agli scandali, al malaffare, hanno perso la capacità di indignarsi, e di calarsi nei panni degli altri, tutto questo è , anche, il motivo per cui ai nostri amici aquilani è stato riservato questo ” trattamento di favore”La ricostruzione non parte ” anche” perchè l’opinione pubblica è latente e non è più capace di solidarietà.

Paolo Evangelista

Grazie, Marina, hai descritto tutto benissimo, una sintesi corretta e completa di quello che è successo e sta succedendo. Ricostruiremo la nostra città perché è giusto che sia così, per noi, per i nostri antenati, per i nostri figli. La fase che stiamo attraversando ora ci fa dire IN GALERA I MALFATTORI, grandi e piccoli, che stanno approfittando bassamente dei soldi del terremoto. Oggi sappiamo che coi comitati possiamo fare TUTTO, tenendo fuori politici e ladroni e amministratori inetti. Ma senza l’eco e l’appoggio di persone come te, sarà tutto più difficile.

Ezio Bianchi

GRAZIE

Giorgio Milani

chi starnazza di più è sempre chi non ha vissuto questo dramma oppure lo ha vissuto marginalmente o ancora, non ha subito danni rilevanti. Chi ha sofferto veramente ha apprezzato tutto quello che è stato fatto con tempismo e professionalità. Si devono criticare le cose fatte male ma è troppo facile farlo col senno di poi. Se si doveva dare retta alle opinioni di tutti i nostri politici locali,più stravolti di noi, stavamo ancora oggi a decidere dove piazzare le tende! Quando oggi vogliamo protestare, avanzare richieste, rivendicare diritti facciamolo senza sporcare tutto con questa schifosa politica . Date a Cesare quel che è di Cesare ha detto qualcuno prima di noi! Parlare male anche delle cose fatte bene non fa altro che screditare quello che si andrà a dire dopo (è il tuo caso). Giovanni Lolli rappresentante di sinistra, nostro concittadino, dopo il terremoto si è complimentato con certe scelte del governo criticando solo quello che c’era da criticare. Per questo sicuramente ci sarà stato qualcuno del suo partito che avrebbe voluto strappargli le unghie dei piedi! Giovanni però sa che se dici cazzate le stesse persone che ti osannano dentro di sè pensano: ma che sta a dì stò stronzo! Tu…ancora oggi vieni a dire che i soldi per il G8 potevano essere utilizzati per ricostruire le case! Fai finta di non sapere che sono soldi che sarebbero stati spesi altrove e non a L’AQUILA! Che quell’evento ha fatto conoscere il nostro dramma a tutto il mondo! Gli aquilani sparsi negli hotel sulla costa???Ma dove avrebbero dovuto farci andare?negli stazzi dei pastori sul gran sasso? E via di questo passo…criticare è facile e gratuito saper agire è un’altra cosa! A me che Bertolaso vada con le puttane non interessa, l’importante è che abbia saputo alleviarci le sofferenze! Ladroni?????????ce ne sono in tutte le correnti politiche NESSUNA ESCLUSA!!!non sono più i tempi di Berlinguer, Pertini, Moro, Almirante…LORO avevano degli ideali! I politicanti attuali cercano solo di centrare la poltrona giusta, quella dove si maneggiano più soldi! Sai com’è…i soldi CIANNO la colla!!!PURNONVOLENDO….rimangono attaccati alle mani!

SANDRA ANTONELLI

Grazie, per l’amore e la sensibilità nei nostri confronti e nei riguardi di questa nostra, povera città. Grazie davvero.

Emilio Piccoli

E’ davvero bello il tuo reportage Marina. Si sente l’intensità del tuo vissuto, la pervicacia degli Aquilani, il fallimento della politica e dei governanti nell’ affrontare qualunque tipo di crisi, la loro incapacità di dare risposte concrete e intrise di un minimo di vitalità. E per quanto riguarda quel poco fatto dal governo io la penso così: non mi viene da elogiare un bagnino che ha salvato a metà un annegato!

gabrio45

GRAZIE,grazie,grazie………..

luisa

Anch’io voglio ringraziarti, Marina, sapessi quanto è difficile affrontare il discorso dell’emergenza e della ricostruzione con chi non è aquilano e ha creduto alla vetrina nonostante tutto, nonostante Draquila, nonostante le carriole, nonostante la dignità del popolo aquilano. A queste persone chiediamo di venire a vedere, di muovere qualche passo in un centro storico che tutti noi “vivevamo” prima del 6 aprile, di ascoltare quel silenzio, di toccare quelle ferite, di farsi raccontare dell’amico, del vicino di casa, dello studente che ha lasciato la vita sotto le macerie. Per capire come si sente un aquilano si può fare un piccolo esperimento anche da casa: provate a pensare che il posto dove abitate vi venga strappato da un evento incontrollabile e non più restituito, e a distanza di un anno e mezzo non sapete anc0ra se e quando potrete tornare a viverci, ad avere gli stessi vicini, a sentire gli stessi suoni.Provate a sentire lo “spaesamento”, ed insieme la totale incertezza nel futuro e poi confrontate questa dimensione con il “miracolo aquilano”.Hai ragione tu, Marina, il vero miracolo sono gli aquilani, almeno quelli veri, onesti, duri, dignitosi, che hanno guardato con sospetto fin dall’inizio le pailettes e le sfilate, che hanno saputo ringraziare ogni vigile che li ha
accompagnati nel mesto recupero del poco che si è salvato e che numerosi ringraziano anche te, che dall’altro capo dell’Italia ti sei presa la briga di non dimenticarci.

Benedetti Marina

credo non abbia bisogno di parole !!

http://www.studiofarina.info/2010/04-eventi/03-grazie_abruzzo/il_viaggio.html

Luciana Colagrande

Anch’io come Giorgio Milani sono grata alla Protezione Civile , al Governo e a tutti i volontari che hanno operato nell’emergenza sisma qui a L’Aquila per l’enorme e meraviglioso lavoro svolto in rapido tempo e con grande professionalità e passione.

I campi allestiti erano ben organizzati e provvisiti di tutto anche di uffici mobili come le poste , l’INPS , Inpdap. La gente che ora si trova nelle case costruite per loro a volte rimpiangono i momenti di grande unione e solidarietà che si vivena nelle tendopoli. Non ci mancava nulla e per di più ci sentivamo cosi’ amati e coccolati da tutti. La tua descrizione dell’Aquila spettrale e della gente dagli occhi spenti, la risparmierei: noi aquilani siamo gente fiera e tenace, sappiamo rimboccarci le maniche e “Ricominciare”. Non siamo soli e questo sentimento ci da molta forza. Molto prima delle notti bianche con l’arrivo della bella stagione le strade e le poche piazze del centro agibili si erano già vivacemente animate da persone ( soprattutto giovani – grazie giovani!) per un drink, un po’ di compagnia e per una passeggiata. Io ci vado spesso e ammiro i commercianti che hanno osato aprire la loro attività anche se con grande difficoltà. Da quando la Protezione Civile ci ha lasciati per passare il testimone agli Enti Locali la ripresa della città si è notevolmente riallentata, credo che con tutta la buona volontà gli enti locali si trovino di fronte a cose più grandi di loro e senza la dovuta esperienza e preparazione sia molto difficile sapere che cosa si deve fare. Mi dispiace che alcuni abbiamo strumentalizzato la tragedia per fare politica, il terremoto non è un fatto politico ed è vergognoso sentire dei commenti negativi e denigranti anche su cio’ che è visibile a tutti : le case ricostruite in 6 mesi.
Ancora una volta mi arrabbio perchè gli italiani criticano sempre l’Italia , perchè noi siamo contro di noi, perchè non guardarsi intorno invece e vedere cosa accade veramente al di la del confine.. Viva L’Aquila

daniele

io qualche dubbio l’avrei….letti alcuni commenti.
allora:si è fatto bene oppure no?
ci si è fermati perchè finito lo spottone e spentesi le luci c’è stato chi (governo e protezione civile) se n’è fregato oppure perchè gli enti locali non sono (per loro vizio) capaci di gestire la cosa
e i soldi ci sono?
Certo leggendo Marina e guardando le foto si ha l’impressione di un abbandono,leggendo altri commenti sembra invece che anche se fra mille difficoltà (cone è logico in simili situazioni)si stia ricominciando….non chiedo altro,solo una spigazione:cosa sta succedendi a l’Aquila?

Marina

Daniele, mi dispiace ma la “verità” te la devi cercare da solo.. Non fraintendermi, solo che il mio post è il frutto di mesi e mesi di approfondimenti, di letture di articoli, documenti, leggi, decreti,inchieste, testimonianze e il mio viaggio non è stato solo che una sorta di verifica di tutte le informazioni che avevo raccolto. Ne è uscita la mia personale opiniome, opinabile come quelle di tutti i commentatori dirai ! Probabilmente si, o forse no, perchè non è sufficente, a parer mio, accreditarsi come “aquilano doc” per avere la verità in tasca. Fa specie sentir parlare di RIcostruzione da chi vive in quel territorio; le parole hanno un valore oggettivo e su questo termine si è creato il grande equivoco. Di RIcostruzione non v’è quasi traccia, e lo sa bene chi ci vive, e far passare questo termine per il progetto C.A.S.E. è fuorviante. A chi poi accusa di voler strumentalizzare politicamente una tragedia, vorrei ricordare che non sono certo stati i comitati a fare le passerelle, a chiedere ai giornalisti di soffermarsi su quel o l’altro particolare, a usare come passerella propagandistica “l’ affare terremoto”.
Per quanto riguarda la protezione civile, nessuno ha negato l’efficenza dei soccorsi e credo di poter dire che tutti siano grati ai volontari per l’immane sforzo e l’umanità con cui si sono adoperati. Quel che si contesta, e non sono io a farlo, è la gestione affaristica del dopo terremoto ( le inchieste di questi giorni confermano i sospetti ) e l’abbandono successivo! Lungi da me assolvere le eventuali inadempienze degli amministratori e enti locali, ma sta di fatto che , nemmeno il più competente e onesto di loro potrà fare nulla se non ci saranno le condizioni economiche e legislative per farlo. Le richieste dei manifestanti sono più che legittime, chiedono nè più nè meno quello che è stato concesso ad altre popolazioni , che prima di loro hanno vissuto il dramma del terremoto. Che poi, caro Daniele, ci sia qualcuno che si considera fortunato per aver ricevuto tanta grazia, a me, ma è solo una mia opinione, fa pensare che l’ esperimento sia ” quasi” riuscito.
Alla signora Luciana vorrei rispondere solo che
mi dipiace di non aver notato, in una settimana, la grande allegria che regna in centro di sera, e che sono d’accordo cone lei nel definire eroico il coraggio di alcuni esercenti per aver riaperto.
E che , finchè mi sarà concesso, eserciterò il diritto di critica, garantitomi da quel che resta della democrazia in Italia.
viva l’ Aquila!!

valeria

Ho tardato un po’ a commentare quanto a scritto il sig. G.Milani e ne sono contenta perché è arrivato anche il commento di un’altra aquilana soddisfatta e che non sa vedere oltre la punta del proprio naso.
Se dovessi rispondere punto per punto scriverei un libro e non è questo l’ambito più idoneo.
Mi pare evidente che il problema non sia la gestione della prima fase dell’emergenza quanto il dopo e lo sperpero di denaro conseguente. Mi limito a due fondamentali osservazioni, tralasciando discorsi di carattere politico che non competono a me, il progetto C.A.S.E. e gli aquilani sulla costa.
Per il progetto C.A.S.E pongo una domanda a questi signori aquilani. Mi spiegate perché non si è accettata una costruzione meno dispendiosa che avrebbe consentito a tutti coloro che hanno perso la casa di rientrare a L’Aquila, senza discriminazione alcuna? Mi spiegate ancora perché le costruzioni del progetto C.A.S.E. sorgono su piastre antisismiche e chi ha la casa danneggiata non può nemmeno pensare di metterla in sicurezza visto che c’è un tetto nei finanziamenti che in molti casi non è sufficiente nemmeno a mettere le” toppe”? (Vi invito caldamente a riflettere prima di dar fiato alle trombe)
Quanto agli aquilani sulla costa sapete quanto ci sono costati e quanto ancora ci costeranno? Quanto costa l’autonoma sistemazione e gli affitti che vengono pagati con le nostre tasse? E sapete che ci sono ancora persone, anche sessantenni, che ancora viaggiano dalla costa per venire a lavorare all’Aquila? e trascuriamo i disagi di un anno e mezzo, e forse ancora di più, di vita in una camera di albergo.
A questo riguardo una mia riflessione penso sia doverosa. Se si fossero da subito scelti i MAP o situazioni simili con i soldi risparmiati credo che tutti avrebbero un posto a L’Aquila e la riparazione delle case non avrebbe subito ritardi
Vorrei non trascurare il discorso relativo alle tendopoli dove se si è vissuta una vita decorosa è grazie a tutti i volontari che ci sono stati vicini sacrificando ferie e tempo sottratto alla vita privata, familiare e lavorativa per alleviare le nostre sofferenze…………e approfitto anche di questo blog per esprimere un semplice e sentito ringraziamento a tutti, volontari e istituzioni che ci sono stati e continuano ad esserci vicini

cristina

Grazie.
Stiamo tutti, riprendendo in parte le parole di Patrizia Tocci, tentando di vivere L’Aquila. E il tuo articolo ci aiuta a tenere il passo…

stefania marci

GRAZIE!

Valentina Cipriani

Grazie di cuore…

raffaele di loreto

finchèla rete ce lo permette daremo voce agli aquilani e faremo luce sull’aquila scopriremo la verita’ tutte le volte che occorre e documenteremo in video immagini e interviste ciò che accade nel MIRACOLO AQUILANO faremo in modo che non ci sia alcun personaggio che sfrutti l’aquila per fini politici e imprenditoriali,

Stefano Tucci

E’ più di un anno che almeno due volte al mese o anche più sono all’Aquila per lavoro.
Come Geologo mi occupo soprattutto di edifici E, l’hanno scorso decisi di non lavorare più in quella zona, ma dopo alcuni mesi ho ripreso, tuttavia a distanza di più di un anno nulla è cambiato, nessun lavoro è stato saldato, non si sa chi deve pagare, quando e come.
Si naviga a vista. E se ditte e tecnici sono spaesati figuratevi i poveri committenti che ci chiedono sempre “ma ce li danno i soldi per la casa?”….
E di storie girando sul territorio ne senti tante:
persone che hanno perso tutto e vanno via a ricostruirsi una vita e forse non torneranno mai, quella famiglia che aveva preso il mutuo comprato terreno e progettato un villetta e a cui hanno espropriato dalla sera al mattino il terreno senza che ne sapessero nulla o che ricevessero indennizzo alcuno,
o quella Signora che avendo terreni vicino l’areoporto di Preturo si è trovata ruspe e esercito sul terreno a farle una strada senza che nessuno l’avesse interpellata (ovviamente anche lei non sa chi, quando e come la indennizzerà)…
Sono storie di altri tempi, di secoli fa da medioevo.
Sono storie di cui la fine verrà scritta purtroppo tra molto tempo e tra molte lacrime.
Io comunque continuo ad andare ad Aquila, magari prima o poi ci pagheranno, magari avremo fatto del bene.
Un saluto

marcello di gregorio

Anche i miei anziani genitori alloggiano in un appartamentino del progetto C.A.S.E. a Cese di Preturo. Sono soli, spaesati e senza speranze. Non rivedranno mai la casa in cui hanno vissuto.
Ma gli aquilani ( o meglio gli italiani), hanno bisogno di che decide per loro. Si sentono al sicuro. E chi meglio di Berlusconi incarna questa figura retorica e paternalista? Che poi L’AQUILA sia agonizzante e senza futuro…beh, l’importante è che non si sappia (Minzolini docet).

Il mio viaggio dentro il vero miracolo dell’ Aquila: gli aquilani! | Informare per Resistere

[...] http://www.trentoattiva.it/2010/08/il-mio-viaggio-dentro-il-vero-miracolo-dell-aquila-gli-aquilani/ [...]

Mariaelena

Volevo lasciare scritto un semplice GRAZIE….conciso e diretto….direttamente dal cuore!
Ma forse non basta…perchè fino ad ora i fatti hanno dimostrato che non bisogna dare nulla per scontato o sottinteso, sempre meglio precisare e mettere i puntini sulle i.
Ho letto commenti di “aquilani” che mi hanno fatto venire i brividi! Io sono aquilana, abitavo in centro, a pochi metri dalla piazza principale ed è dalla notte del 6 aprile 2009 che non posso più entrare dentro casa mia. Sì, è un anno e mezzo, ma purtroppo non sono mai più salita a casa mia, perchè mi è quasi crollata addosso quella notte…e soprattutto perchè a tutt’oggi, ancora non viene messa in sicurezza o sgomberata dalle macerie. Non ho potuto recuperare nulla….e la mia vita è ancora tutta lì dentro…in tutti i sensi!
Un anno prima del terremoto ho perso all’improvviso mia madre e casa era l’unica certezza, sulla quale stavo cercando di costruire il mio futuro e la mia nuova vita.
Dopo quella notte, mi sono ritrovata senza mamma…e senza casa…!!! Ma sopratutto senza alcuna certezza!
La cosa più brutta forse (e scusate immensamente se mi permetto di dire questo, con tutto il rispetto e con il cuore colmo di dolore per i miei amati concittadini e non che hanno perso la vita quella notte o per quelli che hanno perso delle persone care) non è tanto la scossa, il terremoto, i crolli, il disastro, in sè per sè….Nè credo la prima fase di emergenza, quando siamo stati davvero “coccolati” dai VOLONTARI provenienti da tutta la Nazione!
C’è adesso la fase più inaccettabile, che non riguarda un fenomeno naturale “imprevedibile” e incalcolabile come dicono alcuni, cioè il terremoto in sè, ma riguarda:
- il fatto che il 7 aprile 2009, giorno dopo il sisma, ti hanno detto di scegliere se restare o trasferirti con dei pullman in alberghi sulla costa;
- il fatto che per chi come me ha scelto di restare, le tende sono state un validissimo aiuto per i sei mesi post-sisma, in cui effettivamente il fatto di condividere con altre persone lo stesso dramma, aiutava nell’accettazione dello stesso;
- il fatto che entro il 10 agosto 2009 però, senza essere riusciti a confrontarsi ed informarsi seriamente sulle varie faccende, siamo anche stati invitati a rispondere ad un censimento per chi aveva case E, F o in Zona Rossa, che ti faceva scegliere fra progetto case, map, affitto o autonoma sistemazione ………………ma che nella clausola scritta in seconda pagina, in realtà veniva ad escludere coloro che avevano una seconda casa, non importava se abitabile o meno…..vicina o lontana km!
- il fatto che a quel punto, io, uscita miracolosamente viva dalle macerie di casa mia, con mio padre ferito e confusa al massimo, ho chiesto semplicemente un’autonoma sistemazione (che è arrivata a distanza di un anno) e che adesso però mi toglieranno, perchè mi sono subito attivata per la riparazione di un altro immobile di mia proprietà che ho fatto aggiustare…sempre di tasca mia!!!!.
Ho fatto di nuovo la mia scelta, ma semplicemente perchè, sapendo veramente cos’era successo nella mia città, mi sono detta che tantissima gente stava sicuramente peggio di me!;
- e in tutto questo marasma di confusione e dolore immenso, ci metto anche e soprattutto il fatto di aver letto e di aver sentito che Noi Aquilani siamo degli ingrati, dei piagnucoloni e che stiamo aspettando la manna dal cielo anziché rimboccarci le maniche!!!!!!!
QUESTA E’ LA PARTE PIU’ BRUTTA!!!!! Tutto il resto Noi Aquilani lo abbiamo accettato, perchè non è dipeso da nessuno (se ci riferiamo al terremoto) e perché in una situazione così drammatica e di emergenza a tutti è concesso commettere degli errori (se ci riferiamo a quello che è stato fatto e che non è stato fatto).
La cosa più brutta è che gente come me, che abita in una casetta di legno rimediata su un terreno di mia proprietà, e che a distanza di un anno e mezzo vive ancora lì, con acqua di pozzo e dopo aver speso di tasca sua tutto quello che poteva spendere in periodo di emergenza, adesso si sente dire che il Progetto CASE ha ricostruito o dato le case a tutti gli aquilani!!!!!!!!!!!!!!!
NON E’ COSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Venite a vedere…..non credete solo alle parole e non siate così cattivi da giudicare Noi Aquilani!!!
Venite a rendervi conto con i Vostri occhi di che cos’è la nostra città e di che cosa stiamo vivendo da un anno e mezzo Noi Aquilani!!!!!!
Venite e parlate con gli Aquilani………ma con tutti gli Aquilani (ne eravamo 70.000) non solo con quelli che vivono adesso nel Progetto CASE (15.000…………………………..!!!)

Mariaelena

PS: GRAZIE DI CUORE Marina…anche se non ti conosco!!!

giuseppina

Cara Marina,
c’è semplicemente un modo per definire il tuo articolo, un viaggio nell’intimità più profonda delle persone colpite dalla tragedia, anche qui a Sulmona il terremoto ha “contribuito” ad affossare (come se non ci fossero già abbastanza problemi), un’economia locale alla deriva, senza quasi prospettive future. Ci sono gli sfollati, le case inagibili, le piccole e grandi tragedie di chi aveva investito il suo patrimonio in una casa che (chissà quando), forse…potrà tornare ad abitare.
Ma come giustamente sottolinei, i danni materiali sono poca cosa se confrontati con un’opinione pubblica, costruita dai mezzi d’informazione, che con i nuovi quartieri l’emergenza sia finita.
Ma cosa credono i politici, che la new town possa sostituire il l’antico cuore pulsante della città, il bellissimo centro storico?
Cosa sperano, di mettere a tacere la loro coscienza di piccoli borghesi in questo modo?
No, stavolta non potranno cavarsela come è accaduto nelle altre regioni, nei precedenti sismi, l’aquila ed il circondario vanno ricostruite. E’ un dovere dello Stato ed un’obbligo morale!!!
Per questo cari amici aquilani non vi arrendete mai, un saluto a tutti, siamo con voi.

Valter Marcone

L’articolo di Marina Benedetti mi è stato segnalato da Samanta Di Persio su Facebook. L’ho copiato sul mio blog http:// osservatoriodiconfine.blogspot.com/ aggiungendo le foto da “Valigia blu” .Ho segnalato anche i commenti appunto sul sito Trento Attiva che con l’articolo completano e approfondiscono alcuni aspetti dei problemi esaminati nell’articolo con equilibrio , attenzione ed efficacia nel rappresentare la situazione attuale. Grazie per questo contributo di serenità.

Werter Danielli

Il Fatto Quotidiano di oggi 12 agosto riporta di un tesoro ritrovato (150.000 euro in contanti e oggetti di valore ) durante lavori di puntellamento.
Il “popolo delle carriole” ha prontamente consegnato il tutto ai carabinieri .
Lo stesso titolare della ditta in questione (aquilano) elogia il personale aggiungendo,orgogliosamente (e vorrei vedere)
di non aver mai avuto dubbi su questo tipo di risultato in un caso del genere.
QUESTI SONO GLI UOMINI E LE DONNE DE L’AQUILA!

mario d'alterio

marina il tuo racconto è stato veramente emozionante.
la cosa che non mi stupisce ma che seriamente mi terrorizza è l’analisi fatta, che condivido, sul post terremoto: ESPERIMENTO sociale!
forse noi italiani siamo diventati (anche per nostra colpa) cavie della politica, dei poteri forti, delle lobby, delle multinazionali, pertanto serviamo solo per soddisfare i loro interessi.

grazie mari!

e forza Aquilani, vi rialzerete con dignità ed onore!

cristina

cara Marina, il tuo articolo mi è piaciuto molto. Grazie per la tua preziosa testimonianza.

maury

l’aquila agli aquilani!

umberto

io sono un aquilano sono 20 anni che vivo al nord e mi reputo un aquilano doc. all’aquila ho ancora tutti i famigliari vado spesso a trovare i miei famigliari e la mia aquila, detto questo e lo dico da aquilano prima di parlare di ricostruire il cuore degli aquilani ( il centro dell’aquila ) bisogna sistemare gli aquilani dandogli prima di tutto un tetto e ridargli una economia poi si puo parlare del centro. Una premessa il centro dell’aquila che parlate a vicoletti molto stretti che non ci passa nessun camion a malappena ci passa un bobcat mi dite come pensano gli aquilani a far togliere le macerie ad esempio in via forte braccio in piazzetta nove martiri piazzetta del sole ci sono palazzi che hanno + di cento anni e potrei andare avanti dicendovi come è l’aquila.





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