Lo “stato” della democrazia italiana.

Ispirata dagli eventi drammatici di questi giorni,  che dovrebbero farci riflettere  sulla latitanza colpevole di una coscienza civile e democratica , dall’indifferenza  dei media su temi e avvenimenti che dovrebbero interessare tutti,  e  più in generale, dal  qualunquismo con cui mi trovo faccia a faccia tutti i giorni, ripropongo una mia breve riflessione (già pubblicata) su questa fantomatica ” democrazia” di cui tutti  si riempono la bocca. Forse si dovrebbe riflettere sul fatto che non ci è concessa  per diritto divino, e che come tutte le conquiste, avrebbe bisogno di cure affettuose e di una strenua difesa. Fino a che punto ci rendiamo conto del pericolo reale  di ritrovarci a  non vivere più in uno stato di diritto? Quanto abbiamo veramente a cuore la nostra Costituzione e la democrazia a cui si ispira?. I segnali della sua grave malattia sono tanti , troppi , e la società civile è sempre meno attrezzata per far fronte all’emergenza….

“Stato , democrazia, lo stato della democrazia……mi scuso per il giro di parole, ma come in un gioco puerile, che tutti noi abbiamo fatto da bambini, una parola ripetuta all’infinito perde di significato ,e l’ ‘impressione che tanti cittadini hanno è, che in questo nostro povero bel paese ,democrazia e stato siano, appunto, parole vuote, abusate , svuotate del loro significato intrinseco. Per come la vedo io “stato” equivale a ” necessità” una sorta di strumento naturale atto a conservare la specie, come il branco per i lupi o lo sciame per le api, l’uomo ha bisogno dello stato per garantirsi la collaborazione finalizzata alla sopravvivenza. Ma se lo stato è una necessità la democrazia è un sistema di gestione, forse nemmeno il migliore, ma quello che si presta meno di altri agli abusi di potere, il cui unico pregio sta tutto sommato nella possibilità dei cittadini di controllare chi è delegato a gestire la collettività. Ma se la democrazia non è un diritto divino e non è in grado di garantire l’esistenza dello stato, che invece è sempre e comunque una necessità,  probabilmente verrà semplicemente sostituita come metodo di gestione, anche contro il volere dei cittadini. Ora… da sempre il cittadino comune è convinto che un paese è democratico quando il popolo può scegliere chi lo governa.ma la democrazia non è solo consenso popolare. Torniamo allora allo Stato e alla sua natura di strumento per assicurare la convivenza; come ogni strumento, anche lo Stato deve avere caratteristiche che lo rendano idoneo alla funzione per cui è progettato. Per esempio deve uniformarsi al fondamentale principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Il principio di uguaglianza esiste non solo perchè sancito dalla costituzione ma perché indispensabile alla sopravvivenza stessa dello Stato. Se fosse legittimo impedire ai cittadini di avere convinzioni religiose (o di non averne affatto) si finirebbe per creare fazioni .alcune privilegiate rispetto ad altre. Così come per i principi fondamentali il diritto all’istruzione e alla salute e tutti gli altri principi sanciti dalla costituzione Se non fossero, questi principi, caratteristiche funzionali allo Stato-strumento, lo stesso non potrebbe assicurare il fine per cui esiste: la convivenza civile. Possiamo concordare allora che la democrazia è, prima ancora che diritto ad eleggere i governanti, certezza che questi utilizzino lo strumento, che gli è stato affidato dal consenso popolare, in maniera corretta, nel rispetto del diritto. Lo Stato non può tollerare violazioni al diritto , ed è irrilevante che vengano praticate con il consenso della maggioranza Nel nostro paese gran parte dei cittadini sembrano non accorgersi che i respingimenti in mare minano le fondamenta stesse della democrazia, che l’intolleranza nei confronti di omosessuali, o credenti in altre religioni , aprono la porta alla violenza; che teorizzare i limiti alla libertà d’informazione è un mezzo per nascondere l’arbitrio e l’illegalità; che la delegittimazione della legge e della magistratura sono una strada sicura verso il sopruso e l’anarchia. Ma, che i cittadini se ne rendano conto o meno, alla fine la violazione continua delle caratteristiche dello Stato-strumento ne rende impossibile la gestione: lo Stato si rivela impotente a governare la convivenza. E quando succede non è lo Stato a fallire, nella necessità di avere uno Stato , pur che sia, si ricorrerà ad un metodo di gestione diverso. E io mi auguro proprio di non dover assistere a questa eventualità!

Prima sono venuti a prendere gli ebrei,
ed io non ho alzato la voce
perché non ero ebreo.
Poi sono venuti a prendere i comunisti,
ed io non ho alzato la voce
perché non ero comunista,
Poi sono venuti a prendere i sindacalisti,
ed io non ho alzato la voce
perché non ero sindacalista.
Poi sono venuti a prendere me,
ma non era rimasto nessuno
per alzare la voce in mia difesa.

 

Bertolt Brecht

immagine tratta da “ Le urla del Silenzio”

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