Inceneritore: la storia infinita

Il 28 maggio il TAR ha bocciato i due ricorsi presentati, uno dai Comuni di Lavis e Mezzocorona e l’altro dal Centro Riciclo di Vedelago, insieme a Nimby Trentino, contro la realizzazione dell’inceneritore di Trento.

I due comuni rotaliani lamentavano la mancata convenzione tra il Comune di Trento, delegato dalla Provincia a gestire il bando, e i comuni vicini che saranno interessati alla costruzione dell’opera; evidenziavano, inoltre, che le tecnologie richieste per i progetti saranno probabilmente già superate al momento della costruzione. Ma per i giudici del TAR le tesi dell’avvocato Dragogna, difensore dei due comuni, non sono state convincenti e il ricorso è stato rigettato.

Per il Centro Riciclo di Vedelago e Nimby, che evidenziavano il fatto che nel bando non erano considerate altre forme di smaltimento oltre l’incenerimento, la decisione dei giudici è stata ancora più dura: ricorso inammissibile e pagamento di 25 mila euro per le spese processuali.

Questo è uno dei tanti eventi che si sono succedduti dal 2006, cioè quando si è iniziato a parlare dell’eventuale costruzione di un inceneritore a Trento. La pubblicazione del bando nel 2009, con successivo slittamento dei termini di scadenza a dicembre 2010, ha intensificato l’attività delle realtà contrarie all’opera, che ha portato, oltre ai vari ricorsi, anche alla nascita di alcuni comitati e una lunga serie di incontri e dibattiti con i cittadini ma anche con le istituzioni stesse.

La soluzione alla battaglia giudiziaria, alle polemiche e discussioni di questi anni potrebbe essere l’art. 72 del Testo Unico delle leggi provinciali sull’ambiente, in cui si legge che “le modalità di costruzione delle discariche, e nel caso dell’inceneritore, sono di competenza della Giunta Provinciale”. Richiamando proprio il suddetto articolo i consiglieri comunali, Gabriella Maffioletti e Giorgio Manuali, dopo aver fatto richiesta della delibera della Giunta Provinciale che delegava il Comune di Trento e saputo che “l’atto non esiste poiché la funzione è assegnata al comune dall’art. 72 del Testo Unico”, che dalla lettura non sembra proprio così, hanno chiesto di bloccare il bando di gara, in quanto sarebbe stata violata la procedura di legge.

L’ultimo atto, per ora, si è svolto pochi giorni fa.

Il Centro Riciclo di Vedelago e Nimby hanno deciso di presentare due distinti ricorsi al Consiglio di Stato e, in particolare proprio quello dell’associazione ambientalista, rileva la nullità della procedura di bando per la mancanza di poteri da parte del Comune di Trento.

Se il Consiglio di Stato rimetterà tutto in gioco speriamo che la Giunta Provinciale realizzi il 4° aggiornamento del Piano Provinciale per lo smaltimento dei rifiuti prendendo in considerazione altre strade oltre all’impianto di incenerimento (l’Alternativa c’è).

Del resto molti comuni trentini sono stati premiati recentemente da Lega Ambiente per l’alta percentuale di raccolta differenziata. La cultura ambientale è cresciuta molto e solo nella città di Trento, ad esempio, nei primi sei mesi del 2010 si è arrivati al 63% di raccolta differenziata.

Siamo proprio sicuro di aver bisogno dell’inceneritore?

Antefatto:

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