Album di famiglia – sessant’anni della Trento-Bondone

Si è svolta mercoledì, presso Palazzo Geremia a Trento, la cerimonia di presentazione della sessantesima edizione della Trento-Bondone, manifestazione motoristica storica, banco di prova più importante del Campionato italiano di velocità in montagna e di quello europeo che si svolgerà il 3 e 4 luglio. Presenti Enrico Gelpi Presidente dell’Automonile Club Italiano e Angelo Sticchi Presidente della Commissione Sportiva Automobilistica Italiana, i dirigenti della Scuderia Trentina, Alberto Pacher vicepresidente della Provincia Autonoma di Trento, piloti, giornalisti e molti appassionati.

La cerimonia si è aperta con la proiezione di alcuni filmati storici della manifestazione. E’ stata ricordata l’edizione inaugurale della Trento – Bondone, disputata il 5 luglio 1925. Si trattò, come ci riferisce la cronaca locale(Trentino Corriere Delle Alpi), di una “gita cronometrata per automobili e motociclette”. Vi parteciparono infatti 16 motociclette, 2 biciclette a motore e 11 automobili.

Dopo i saluti di rito, la parola è passata a Fiorenzo Dalmeri, Presidente della Scuderia Trentina:  “Questo è un traguardo raggiunto lavorando sodo. La Trento–Bondone è una corsa speciale, difficile impegnativa, il pilota qui viene davvero messo a dura prova”. Effettivamente il tracciato, con  partenza da località Montevideo ed arrivo a Vason del Monte Bondone, conta ben 17,300 chilometri di gara, fra accelerazioni e staccate che mettono a dura prova mezzi e piloti, ed un dislivello di 1350 metri.

Anche Alberto Pacher, vicepresidente della Provincia, ha messo l’accento sul prestigio e sul significato di questo evento per il territorio trentino ed i suoi abitati: “Questo è un appuntamento entrato nell’album di famiglia della città. Un happening che va oltre lo sport.” E come dargli torto? La Cronoscalata è un appuntamento sentito dalla gente trentina, la partecipazione sempre altissima.

Sono numerose le generazioni passate dalla Trento-Bondone negli anni, ma le scene, bisogna ammetterlo, si assomigliano ancora oggi. C’è chi fin dalla sera prima si organizza, in pieno stile “navigati campeggiatori”, parte per raggiungere la pista, appostandosi nei luoghi migliori per seguire da vicino il passaggio dei bolidi sulla strada il giorno dopo. Tende, pic-nic, macchine fotografiche, stemmi, bandiere, magliette, caschi ed intere famiglie che per non perdere nemmeno un auto si spostano sul monte colorandolo di un’inusuale e rumorosa vitalità.

E poi ci sono i piloti che con le loro auto invado la città, sono più di 250 i partecipanti iscritti alla gara di quest’anno. Ed è proprio in questi ultimi giorni d’attesa, come ogni anno, che si notano veicoli sportivi, più o meno d’epoca, girare per città o per le strade delle valli, fra un paesino e l’altro. Facilmente riconoscibili, oltre che per i loro colori sgargianti, per i potenti motori che si odono in lontananza e fanno la gioia di coloro che guardano a questa manifestazione come ad un appuntamento storico ed imperdibile. Ricchi di ricordi ed alcune malinconie, i più anziani, quando chiedi della Trento-Bondone si illuminano e iniziano a raccontarti qualsiasi aneddoto, partendo da quando erano ragazzi, pare proprio si ricordino ogni anno per filo e per segno, anche i minimi dettagli. Mentre i più giovani corrono veloci per raggiungere un qualsiasi punto dal quale si veda la strada del paese, con il fiatone fanno il verso alle auto che passano, quasi in passeggiata in mezzo al verde, come volessero farsi ammirare da loro. E, non è affatto raro, scorgere le mani di piloti e copiloti salutare compiaciuti questi giovani che li osservano, tra un misto di ammirazione e invidia, fantasticando, come tutti abbiamo fatto al loro passaggio, io compresa.

È un rito. Per chi è abituato a valli, campagne, piccoli centri abitati e montagne silenziose, la Trento-Bondone si fa sentire a giorni di distanza, succede ogni anno e, ancora una volta, pare promettere un appassionante spettacolo ambientato in una delle terre più verdi d’Italia, fra prati, salite tortuose, laghi e verde, tantissimo verde.

Una festa per tutti, grandi e piccini, affascinanti dalle prove, dalle gare e dalle auto, siano esse d’epoca oppure modernissime e velocissime, tutti con gli occhi sgranati a vedere chi e cosa passa.  Difficile rimanere indifferenti, chi è nato qui sa di cosa parlo. Abbiamo avuto tutti un amico, un parente, un conoscente collegato in qualche modo alla Trento-Bondone, un qualcosa che ci porta in modo romantico a pensare a questa manifestazione come intramontabile. Qualcosa che c’era prima e continuerà ad esserci anche dopo.

Il mio caso non fa eccezione. Mio nonno era un meccanico, proprietario di un’officina dove ho trascorso molto tempo fra grasso, olio motore e odori indimenticabili, vedendo passare di lì anche molte auto che alla Trento-Bondone gareggiarono.

Corse anche qualche gara, mio nonno. Mi raccontò che, quando era giovanissimo, partecipò ad alcuni giri, a volte non come pilota e mi spiegò quello che era considerato un “trucchetto”, niente di vietato s’intende, lo “usavano” come copilota: lui, talmente magro da risultare qualche chilo più leggero della zavorra, obbligatoria per chi gareggiava da solo, forniva un piccolo vantaggio e così l’esile ragazzo, apprendista meccanico, incantato dai motori, si vide chiamato a partecipare a molte gare, compreso il giro di Sicilia.

Ma la Trento-Bondone, anche nel suo immaginario rimane qualcosa di indimenticabile, oltre ai rombi dei motori, alla possibilità di scambiarsi tecnicismi e di vedersi fra appassionati era un momento per coinvolgere l’intera famiglia. Là, su quei prati, ci portò moglie e figlie, poi fu la volta dei nipoti. Una vera festa, attesa tutto l’anno, in cui condividere e tramandare emozioni e passione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *