Roberto Saviano a Trento

Il festival dell’economia si è chiuso con quello che per Trento è sicuramente un grande evento: Roberto Saviano.

Come sempre, la notorietà ha prodotto i suoi frutti: auditorium gremito e centinaia di persone nelle piazze, davanti ai maxi-schermi, ad ascoltare ciò che l’autore di “Gomorra” aveva da dire.

Saviano entra. Sguardo stanco, forse anche triste, ma voce potente. Parole chiare, lucide, inequivocabili: la criminalità organizzata non è un problema del Sud, ma un male che domina sull’Italia intera, condiziona le nostre vite quotidiane, ci ruba i diritti.

Ma anche speranza. Speranza che tutto questo possa cambiare, che la gente possa lavorare, vivere e decidere liberamente. Perché ognuno di noi può fare qualcosa senza necessariamente essere un eroe. Perché anche solo informarsi, capire, indignarsi per ciò che avviene è un contributo al cambiamento.

Non ci è dato sapere quanti dei presenti fossero davvero interessati alle parole di Saviano e quanti fossero lì solo per assistere ad un “fenomeno mediatico” o vedere un personaggio famoso, ma è impossibile credere che le sue parole non siano andate a segno, che non abbiano gettato qualche seme che col tempo crescerà.

Certo, non possiamo aspettarci la rivoluzione, ma forse uno alla volta, ognuno a suo modo, cominceremo a rimboccarci le maniche per dimostrare a noi stessi, oltre che al resto del mondo, che, per dirla con le parole di Roberto Saviano, “siamo il Paese di Falcone, non quello di Riina”.

Foto di Romano Magrone tratta da: http://2010.festivaleconomia.eu

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