Pentito sì… ma non troppo!

Come noto, recentemente sono state riaperte le indagini sul periodo stragista ’92-’93, a partire dalle stragi di Capaci e Via d’Amelio, fino alle bombe di Roma, Firenze e Milano. Uno degli elementi che ha permesso la riapertura di casi su una delle stagioni più oscure della storia italiana è stato la collaborazione di Gaspare Spatuzza con gli inquirenti.

Gaspare Spatuzza è un collaboratore di giustizia, il c.d. pentito. Non è certo quello che si può definire “uno stinco di santo”. Anzi. Ex affiliato del clan di Brancaccio, al soldo dei fratelli Graviano, ha partecipato a crimini orribili, fra i quali l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta, nonché il sequestro e il successivo assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo: il bambino, figlio di un pentito, che tutti ricordiamo per la brutalità con cui è stato ucciso e sciolto nell’acido. Killer spietato e senza scrupoli, niente potrà redimerlo, così come niente potrà restituirci le vittime della sua furia!

Tuttavia Spatuzza da qualche tempo collabora con i magistrati per far luce sulle stragi avvenuta nei primi anni novanta, indicando lo scenario politico in cui queste sono nate e le relazioni Stato-Mafia per una “pacifica” convivenza.

Testimone attendibile e fondamentale per le indagini, secondo i magistrati. Tanto che ben 3 Procure (Palermo, Firenze e Caltanissetta), nonché lo stesso Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, hanno chiesto che il collaboratore venisse sottoposto al programma di protezione concesso ai pentiti.
Concessione negata dalla Commissione del Vicinale sui pentiti. Motivazione: ha parlato dopo i 6 mesi stabiliti dalla legge come termine entro cui devono essere fornite dal pentito tutte le informazioni di sua conoscenza. Le informazioni che ha dato finora, comunque, come ha reso noto il Sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, potranno essere utilizzate nei processi.

I magistrati ribattono che le informazioni di conoscenza diretta sono state date da Spatuzza entro i termini di legge. Quelle fornite successivamente sarebbero informazioni “de relato”, cioè ciò che il pentito ha appreso di seconda mano, da altre fonti, e ha riportato, e alle quali, peraltro, aveva già fatto cenno entro i 180 giorni previsti dalla legge.

Questioni di interpretazione giuridica!

Spatuzza ha fatto sapere ai magistrati che, nonostante tutto, continuerà la sua collaborazione.

La Commissione Parlamentare Antimafia ha chiesto un’audizione al Governo.

La mafia, probabilmente, festeggia.

Foto tratta da http://jonjost.files.wordpress.com.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *