Nulla da raccontare

Il 10 giugno 2010 dopo l’approvazione in Senato della legge in materia di sicurezza riguardante l’intercettazione (telefonica ed ambientale) come strumento di indagine ed in parte anche relativamente alla pubblicazione delle stesse, sono cominciate le prime manifestazioni da parte dei cittadini contrari al provvedimento. Non è la prima volta che si tocca un argomento così sensibile.

La precedente modifica riguardante le intercettazioni, partorita dal governo di centro-sinistra,  prevedeva forti limitazioni relative alla pubblicazione sui media. Già allora si era parlato di «bavaglio» e concretizzato il primo tentativo di nascondere informazioni e notizie “scomode”, ovvero riguardanti politici e amici di politici, ma di interesse pubblico sotto la volgare scusa che tali notizie violino la privacy del soggetto intercettato. In realtà, poiché la legge sulla privacy esiste e non è stata oggetto di modifiche, è evidente che la sfera privata non ha nulla a che vedere con le ragioni che portarono la legge verso la sua approvazione: bensì, l’obiettivo era (ed è ancora oggi) quello di celare eventuali fatti “scomodi” ai cittadini; seppur in contrasto con il diritto di cronaca previsto dalla Costituzione.

Oggi, subentrato  il governo di centro-destra, ci ritroviamo a parlare di pacchetto sicurezza ed ancora una volta a parlare di intercettazioni. E per la seconda volta di «bavaglio» perché, anche in questo caso, si intravede il tentativo di rendere le indagini più complesse togliendo alla magistratura uno degli strumenti più importanti e utili a disposizione. Se da una parte, quindi, è  discutibile il limitare la pubblicazione delle intercettazioni ai soli fatti “rilevanti”, dall’altra non è accettabile che venga posto un certo tipo di barriere a chi esercita il controllo dell’ordine pubblico e verifica il rispetto delle leggi. Grazie alle intercettazioni, infatti, sono state possibili la cattura di numerosi criminali, di assassini, di mafiosi e di affiliati ad organizzazioni criminali così come è stata possibile anche l’assoluzione di personaggi estranei a vicende per le quali si riteneva opportuno procedere con le indagini. Naturalmente, le intercettazioni hanno permesso anche la scoperta di fatti relativi a personaggi appartenenti alla classe politica.

Domenico Gallo, su Micromega, si interroga: com’è possibile “concepire un intervento legislativo che invece di agevolare l’efficienza dell’azione di contrasto alla criminalità, cioè la cura delle patologie sociali, miri, al contrario, a smantellare la capacità investigativa degli inquirenti, togliendo dalla cassetta degli attrezzi della polizia quegli strumenti di indagine (non solo le intercettazioni) che la tecnologia ha messo a disposizione della ricerca della verità?”.

Qualsiasi cambiamento relativo allo strumento delle intercettazioni, pertanto, sarebbe da farsi per un uso più flessibile ed omogeneo ed invece i cambiamenti principali che porta il testo approvato al Senato, elencati in questo documento, sono fortemente limitativi e lesivi alla macchina della giustizia. Anche Bruno Tinti, ospite per la nostra Associazione in occasione della presentazione di un suo libro, ha espresso parere sfavorevole alla “nuova” legge bavaglio, e un breve riassunto ce lo fa Milena Gabanelli, conduttrice televisiva ospite a Trento in occasione del Festival dell’Economia,il 23 maggio, introducendo la puntata della nota trasmissione d’inchiesta Report con una parentesi sulla legge bavaglio.

Questo disappunto nei confronti del testo è condiviso da numerosi cittadini, come dimostrano le manifestazioni prima accennate che prendono vita prima ancora che il bavaglio diventi legge. Anche a Trento è stato organizzato un sit-in davanti al Commissariato che ha coinvolto circa 150 persone fra cui il presidente dell’ordine dei giornalisti Fabrizio Franchi, il Popolo Viola, i sindacati Cgil, Uil, il partito Sinistra Ecologia e Libertà, le Acli e un gruppo di appartenenti al Pd.

I manifestanti erano semplicemente indignati.

Le reali modifiche di cui necessita il nostro sistema giudiziario riguardano la riduzione della durata dei processi, sia civili che penali, e la certezza della pena. Proprio per questo secondo obiettivo le intercettazioni sono fondamentali. Certamente una strada diversa da quella presa, poiché una piccola parte della legge bavaglio, come scrive Travaglio, copia e coincide con uno dei punti del Piano di Rinascita della P2… di cui, lo ricordo, proprio il nostro Premier è stato tesserato.

Effetti della nuova legge

Vediamo qualche esempio per chiarire i malefici che la nuova legge apporta. Grazie alle intercettazioni, ad esempio, conosciamo particolari sulla storia delle scalate bancarie, conosciamo i fatto ormai noti del crack Parmalat e Cirio; così come hanno svolto un ruolo chiave per individuare i responsabili degli asporti e operazioni inutili di organi nella clinica degli orrori Santa Rita, le grasse risate di Piscicelli (direttore opere pubbliche e ambiente a Roma) e Gagliardi, in occasione del terremoto a L’Aquila, per far soldi sulla pelle dei poveri aquilani sommersi dalle macerie; non sapremmo molto sull’accusa di corruzione nei confronti di Berlusconi per le pressioni su Saccà per far cadere il precedente governo Prodi e, recentemente, le pressioni per far chiudere AnnoZero. Non manca all’appello neanche il caso riguardante la pedofilia, di cui il processo a don Conti per abuso di minore è ripartito grazie alle intercettazioni e, dulcis in fundo, Mani Pulite non sarebbe mai esistita!

L’elenco non termina qui ma già da questi esempi ben si nota come i protagonisti dei reati per cui si procede tramite intercettazioni sono medici, imprenditori, dirigenti, avvocati e anche alcuni politici!

Il trucco usato per accaparrarsi il consenso popolare per una legge chiaramente a sfavore del popolo stesso consiste nel creare una forte campagna mediatica contro un certo problema, in questo caso le intercettazioni, in modo da poter approvare leggi inutili e dannose spacciandole per favorevoli ai cittadini. Complici di questo meccanismo sono quella gran parte dei media a diffusione nazionale asserviti alla politica, che hanno trascurato di informare i cittadini sulle reali utilità delle intercettazioni e sui pericoli a cui andremo incontro se il testo diventerà legge, e il comportamento “moderato” dei partiti di opposizione, che fino ad oggi non sono stati in grado di porre alcun freno al governo in carica.

È così che si finisce per occuparsi e prendersela su chi i reati li scopre e su chi li racconta, invece che infuriarsi contro chi li commette.

Fortunatamente, è il caso di dirlo, è stato cancellato l’emendamento che prevedeva la retroattività della, il quale avrebbe garantito impunità ai processi in corso: ai lettori e commentatori il compito di dire chi si sarebbe salvato!

Dunque è tutto chiaro: se passa questa legge, non ci sarà più nulla da raccontare.

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