Sabato 29 maggio l’Associazione TrentoAttiva presenta “Echi tra montagne e silenzi: l’Aquila chiama Trento”, saranno presenti:
Appuntamento sabato 29 maggio, ore 20.30, presso l’Aula Magna del Museo Tridentino di Scienze Naturali
L’Aquila è nostra
Dal blog ” 38 secondi” di Giusi Pitari
E’ successo tutto in un attimo. Siamo entrati ed ho sentito persone urlare, le ho viste piangere, correre, allargare le braccia: L’Aquila è nostra.
Di questo avevo paura: di vivere quell’emozione forte in una piazza che non c’è più, dentro una città che non c’è più.
Al suo posto palazzi puntellati, macerie, immondizia, segnali stradali divelti. Tutto fermo, tutto freddo. Montagne di macerie che coprono la vista dei vicoli adiacenti, mischiate con immondizia di ogni genere.
L’Aquila è nostra, gridavamo.
Un grido che ci si è soffocato in gola alla vista di ciò che ci hanno impedito di vedere prima: la paura è cresciuta. La paura di non aver fatto abbastanza come cittadina, di non aver forzato prima quelle transenne, di non aver avuto il coraggio di avvicinarmi a quel malato grave, gravissimo e che nessuno sta accudendo. Nessuno.
Ho dovuto commettere un reato per vedere quello scempio, per far vedere all’Italia intera come sta L’Aquila.
Trasmissioni televisive precedenti, in diretta da Piazza Palazzo, con luci e bambini, i nostri amministratori .. e non una parola su quello che le luci dei riflettori nascondevano. Perché, chi avremmo disturbato, il sonno di chi? Le risate di chi?
Un mio amico per cercare di far comprendere ai non aquilani cosa è L’Aquila adesso, ha scritto: “Firenze devastata da un sisma di 6.3°. S. Maria Novella, Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti sventrati e abbandonati da dieci mesi. Il centro storico, distrutto, resterà chiuso sine die. Poco male: sarà sostituito da decine di “new towns” modernissime con le fogne che scaricano nell’Arno. Metà dei cittadini ancora senza casa, negli alberghi dell’Argentario e della Versilia. La TV esalta il miracolo fiorentino”. Cosa avremmo pensato?
Sono aquilana. So che Firenze, così come Venezia, Roma eccetera, sono simboli che sicuramente avrebbero richiamato l’attenzione del mondo intero molto di più dell’Aquila. Ma ora che tutto questo sta capitando alla mia città, ai miei cittadini, a me, ai miei figli, sento che è ingiusto.
Umanamente ingiusto.
Perché chi vive in una città d’arte ha un rapporto con il centro storico strettissimo.
L’arte ti entra nell’anima, anche se non lo sai, anche se non vengono i turisti.
Perdere il centro è perdere l’anima.
bella serata d’informazione e formazione…..
[...] Riportiamo un articolo della giornalista Sabrina Provenziani che abbiamo avuto ospite della nostra associazione lo scorso 29 maggio in occasione dell’incontro “Echi tra montagne e silenzio: l’Aquila chiama Trento”. [...]
[...] e della gestione del dopo terremoto ce ne siamo occupati in più occasioni, organizzando un dibattito e in vari post. Qualcuno si potrebbe chiedere cosa ci spinge a preoccuparci di una questione che, [...]

Stanno succedendo tutti i giorni delle cose allucinanti in un territorio così duramente colpito
Sono stati sospesi i diritti dei cittadini, il centro de l’Aquila è militarizzato, Ci raccontano di ” ricostruzione” ma tantissimi sono senza casa, ancora sulla costa, negli alberghi, neppure chi ha le case lievemente danneggiate ha ottenuto il permesso di renderle agibili. l’economia locale agonizza e con il primo luglio gli abruzzesi dovranno ricominciare a pagare le tasse, con gli arretrati. Chi vive nelle ” C A S E ” deve comunicare alla protezione civile se lascia la casa per più di 7 giorni e… dulcis n fundo, stanno cominciando ad abbattere le case… senza avvertire i proprietari, senza permettere loro di recuperare i propri beni o semplicemente di assistere al ” funerale” di un pezzo importante della loro vita….