L’assessore è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato:
Urge una riforma della giustizia!
Il tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (che ha dato le dimissioni) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per cui è stato arrestato, e quindi lo scarcera. Dunque il sindaco è innocente e i magistrati dei persecutori:
Ci vuole subito una riforma della Giustizia!
L’onorevole è stato condannato per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento ai mafiosi quindi l’onorevole è stato ingiustamente perseguitato:
La riforma della Giustizia è una priorità assoluta!
La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento, ma ha escluso l’associazione a delinquere. Non si dedicavano a tempo pieno al malaffare, ma solo ogni tanto. Sono stati perseguitati da una magistratura politicizzata:
Ci vuole una riforma subito!
Leggendo i giornali e guardando la TV si può avere l’impressione che i giudici non facciano altro che processare i politici, ma non è vero. Sarebbe bellissimo se il malaffare politico venisse scoperto, e sanzionato tutto, ma purtroppo è solo la punta dell’iceberg. Per il resto del tempo, praticamente il 99% del tempo, i giudici si occupano di un altro tipo di delinquenti, quelli comuni: ladri, rapinatori, spacciatori di droga, assassini. Si occuperebbero anche di evasori fiscali, falsificatori di bilancio e bancarottieri; ma questi, spesso, appartengono all’altra categoria di delinquenti, quella dei politici, e allora la legge è congegnata in modo che questi processi non si riescano a fare.
Uno dei motivi principali per i quali passano queste convinzioni, per cui le vere intenzioni delle leggi emanate o delle riforme previste passano sopra le nostre teste come la verità assoluta, è la disinformazione e la difficoltà per un cittadino comune di accedere alle informazioni sull’attività del parlamento o di addentrarsi nei meandri delle norme della giustizia, di leggi e decreti, materie piuttosto ostiche ai non addetti ai lavori.
Bruno Tinti, ex magistrato e procuratore aggiunto, è stato docente di diritto penale, consulente al ministero della Giustizia, specializzato in informatica giudiziaria; autore di “Toghe rotte” e “La Questione Immorale”; collaboratore del Il fatto quotidiano e autore del Blog ” Toghe rotte”, sarà nostro ospite e, grazie alla sua esperienza, la chiarezza e l’ironia che lo contraddistinguono, ci aiuterà a capire perché le cose vanno così male nella giustizia italiana.
Appuntamento sabato 10 aprile, ore 20.30, presso la Sala Rosa della Regione in Piazza Dante n. 16
