In una delle mie rare escursioni televisive mi sono imbattuta in un dibattito acceso su burka e dintorni:
Una nota esponente politica si ergeva paladina dei diritti delle donne, una discussione surreale sulla subordinazione delle donne immigrate nel nostro paese dal mondo islamico, condotta trascurando completamente aspetti come la povertà e il razzismo, senza tener in alcun modo conto del contesto in cui vengano modellate l’esperienza di una donna e il suo comportamento. Si discuteva considerando pregiudizialmente le donne immigrate vittime passive, in attesa di venir salvate dal potente braccio della legge e dalla generosità del femminismo ” bianco “
D’accordo; in campagna elettorale ogni arma è lecita, ogni piazzata ha il proprio serbatoio di voti, ma inquieta il paradosso di abbracciare battaglie e valori progressisiti usando metodi e modi conservatori. L’intento è chiaro: combattere il multiculturalismo con l’arma spuntata del razzismo, sbandierando il solito ” a casa mia decido io”, ma questa volta per il bene delle donne !!
Il razzismo si è evoluto, è meno esplicito, si è cammuffato da femminismo, usando una narrativa difensiva, strumentalizza le donne ed è , se possibile, ancora più subdolo perchè tende a insinuarsi nelle coscienze.
L’errore madornale sta nel pensare che i diritti umani, nel caso specifico quelli delle donne, siano concetti occidentali anzichè patrimonio di tutti e non che, per ragioni tutte da indagare, alcuni ci siano arrivati prima di altri. Si tenta di difendere una cultura, la nostra, che ha fatto le proprie conquiste proprio grazie a chi ha sfidato la mentalità di persone come loro che, in quel momento storico, vedevano nella cristallizzazione della società il migliore dei mondi possibili.
Queste battaglie demagogiche si inseriscono nel filone di pensiero per cui la libertà delle donne musulmane deve essere il prodotto di norme governative, una sorta di emancipazione imposta dall’alto, come se la storia non insegnasse che i movimenti di liberazione partono sempre dal basso e sono il risultato di bisogni e prese di coscenza per, solo in un secondo tempo incidere nella sfera giuridica.
Sopratutto credo sia incoscente e pericoloso, sottovalutare la reazione fisiologica di chiusura delle comunità islamiche a questi tentativi maldestri di integrazione forzata, con il rischio reale di un peggioramento della condizione femminile, il risultato sarebbe quello di chiudere le donne fra la doppia tenaglia dell’imposizione della legge e il comunitarismo patriarcale.
Nessuno nega il problema, le donne musulmane, spesso, non possono godere pienamente dei diritti riconosciuti, nel nostro paese a tutti, uomini e donne, ma è innamissibile aggiungere alle pressioni famigliari e comunitarie la nostra ostilità travestita da femminismo.
se c’è un problema per la donna musulmana sarebbe la propaganda razzista contro di lei, che la descrive spesso come una stupida sottomessa al marito,descrivano gli uomini come assasini per qualque crimine, qua e là;ma quanti uomini italiani hanno esterminato famiglie intere,e nesssuno ne parla ???
la donna musulmana è molto sgregata si, ma sgregata non dal marito ma da questa societa stessa, dal’immagine che mostrano le media spesso,nessuno l’atcetta per lavorare,tutti la guardano con sospetto ,e se una donna velata parla bene l’italiano chiedono :come mai parla cosi bene???
la donna musulmana soffre dal rifiuto della societa, dalla difficulta di trovara lavoro ,da problemi familiare come dove lascire i figli quando si lavora ,perche diversamente dalla donna italiana, quella immigrata non ha spesso parenti ,o amici vicini ,per quello la vedete spesso coni figli.
L’integrazione non vuol dire togliere il velo ,cambiare religione etc, ma è la capacita di condividere momenti ,esperienze,in somma quello che abbiamo in comune,l’integrazione è il fatto di accetare l’altro come è, in pieno rispetto delle regole di convivenza .
Parola di una donna musulmana.
per fortuna noi possiamo porci qualche domanda e possiamo esternare il nostro pensiero.io non credo sia razzismo chidersi come mai una donna nel mese di luglio e con 40 gradi di caldo se ne va in giro completamente coperta-quando le donne occidentali preferiscono evitare di coprirsi eccessivamente- equando i loro uomini se ne vanno in giro sbragati,in canottiera o a petto nudo, io credo sia lecito chiedersi come mai una donna musulmana sposata non può salire in automobile,magari con un collega maschio per recarsi al lavoro a meno che non ci sia un’altra donna,io credo sia lecito chiedersi come mai una ragazzina musulmana non può uscire in compagnia di un’ragazzino occidentale mentre i maschi musulmani possono uscire in compagnia di una ragazzina occidentale . riguardo il lavoro io non credo che per una donna musulmana oggi sia più dificile che per una occidentale,certo ovvio per entrare nel mondo del lavoro bisogna rispettare determinate regole e in modo particolare le normali norme di sicurezza e questo proprio per l’abbigliamento per le donne musulmane -alcune- è praticamente impossibile entrare in taluni ambienti di lavoro e inoltre riguardo i figli in molte famiglie occidentali fanno i salti mortali perchè non è che tutti hanno chi glieli può tenere anzi in alcuni casi pur di mantenersi il posto di lavoro una delle due paghe va nelle tasche della baby sitter e non appena sono un pò più grandi questi ragazzini debbono imparare ad arrangiarsi perchè comunque prima o poi si ammalano , perchè comunque prima o poi capita che le vacanze non coincidono con le ferie dei genitori e debbono rimanere a casa da soli.Riguardo lo sterminio beh se uno stermina una famiglia tranquilla che paga il problema è un’altro che spesso fra le mura domestiche anche italiane c’ è violenza certo,ci sono mariti che menano le mogli e sembrerà strano ma anche mogli che menano mariti,ma la differenza fra i musulmani e noi è che qui la legge lo vieta mentre per la legge islamica è consentito,anzi ricordo ancora con la pelle d’oca quella ragazza che in una trasmissione televisiva,dove si parlava di una ragazza uccisa dal padre perchè uscita con un ragazzo italiano disse:”certo il padre ha sbagliato ma la ragazza di più perche ha messo il padre nella condizione di dover compiere un simile gesto” aggiungo io pazzesco!(mariben io la vedo cosi)e concludo,a mio giudizio certo noi dobbiamo fare qualche passo ma i più grandi li debbono fare i musulmani iniziando almeno dal rispetto delle normali regole per la vita civile senza incolpare la società che la circonda se si comporta con abitudini e stili di vita diversi
Il mio post voleva essere di stimolo a una discussione e a quanto pare sono stata accontentata.
@ Laila condivido in pieno le tue parole, spero tu abbia colto il senso del mio “pezzo” L’integrazione , auspicabile in una società civile e in uno stato di diritto come il nostro, non può prescindere dal confronto , dal dialogo senza dimenticare, ovviamente, il rispetto delle regole di civile convivenza e delle leggi vigenti.
La presunzione di “salvare ” le donne musulmane da reali o ipotetici soprusi usando mezzi e discorsi dal retrogusto razzista non solo non mi convincono, ma mi disugustano.
Vengo da un esperienza di volontariato in cui mi occupavo di donne maltrattate, minacciate, offese nella loro dignità, e so bene quanto il fenomeno sia trasversale ad ogni cultura, religione e strato sociale. Anche la mia esperienza personale ha toccato con mano questa realtà. Come donna posso o meno approvare certi comportamenti, posso o meno
accettare dei condizionamenti, ho la fortuna di vivere in un paese che , almeno in teoria, non discrimina le donne, ma non mi permetto di giudicare usi e costumi diversi . Ricordo mia nonna con il velo, so di mia madre espulsa dall’azione cattolica per non aver indossato le calze, so quanto possa essere violento un uomo! sono stata e sarò sempre in prima linea per difendere la dignità delle donne, a cominciare dal mio stile di vita, dall’esempio ai miei figli e sarò sempre disponibile a mettere a disposizione delle ” altre” la mia esperienza e sensibilità, ma senza “strappare il velo” a nessuno.
@Daniele
Certo che è lecito farsi delle domande, alcune delle quali mi sono posta anch’ io. Sono una donna che grazie alla fortuna di essere nata in una società ” evoluta” può godere più di altre di libertà e autodeterminazione. Può decidere come e quando vestirsi o svestirsi, può decidere se lavorare o dedicarsi alla famiglia ( situazione economica permettendo )
Può decidere di frequentare uomini e donne, e persino di disconoscere l’educazione religiosa ricevuta. Quello che non posso e non voglio fare è mettermi su un piedistallo e decidere a priori
cosa è meglio o peggio per gli altri ( le altre ? )
Quello che non posso e non voglio fare è decidere per gli altri. Ognuno di noi è il frutto di esperienze e condizionamenti sociali, “liberare” l’altro con le imposizioni e la legge , non solo è infruttuoso ma anche controproducente. perchè porta inevitabilmente a un’irrigidimento delle posizioni, a una contrattura del dialogo e della mediazione.
Ben altra cosa è punire i crimini, in nome di qualsiasi fede o cultura siano compiuti.
Dobbiamo deciderci una volta per tutte !
Siamo o non siamo in uno stato di diritto? vogliamo si o no riconoscere validi per tutti, i principi fondanti della costituzione ? Se si, la teoria della reciprocità non ha alcun senso !!!
a me lo vieni a dire!?!?massima libertà e diritto per tutti (a me per primo….lo sai)ma sempre nel rispetto delle leggi che mi sembra in Italia siano alquanto permissive anzi fino ad oggi siamo stati noi caso mai a dovere eliminare alcuni simboli o manifestazioni religiose perchè avrebbero potuto ledere o imbarazzare la sensibilità di altri mentre mi sembra invece che sia data atutti la possibilita di praticare il proprio culto nel nostro paese..MI SEMBRA!!ben altra cosa succede invece nei paesi di cui tanto qualcuno ne porta esempio in libri di democrazia ad es.Svizzera eFrancia dove a colpi di referendum o leggi si va aprivare chi di altra cultura delle proprie -permettimi di chiamarle così-pratiche sia di culto che di religione ghettizzando queste persone.Riguardo le donne sono convinto che debbano liberarsi non a colpi di leggi nostre ma dalla loro cultura eventualmente questa le schiavizzasse ma mi sembra dopo aver letto la signora sopra che non è così anzi che caso mai è viceversa…mah…
concordo con te mariben quando parli della religione credo ,anzi ne sono convinto che se la religione cattolica(il vaticano)fosse legge di stato sopratutto per le donne non ci sarebbero tutte quelle libertà che attualmente hanno.cmunque anche per noi maschi …ma ci pensi NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI ….come faria con ti:)
L’Italia è uno stato laico, anche se le ingerenze della Chiesa , di fatto limitano fortemente la politica, non a caso da anni leggi come quella sul testamento biologico , sulle coppie di fatto sono impantanate ed altre come quella sull’aborto o la fecondazione assistita osteggiate e oggetto di tentativi di modifiche più o meno riuscite.Riguardo alla libertà di culto, sancita dalla nostra costituzione, e la diatriba sul crocefisso, il mio parere è netto!! Non mi disturbano affatto i simboli religiosi ma trovo giusto che non siano esposti nelle scuole proprio in virtù del fatto che che non salvaguardano la libertà di scelta di bambini e genitori e la laicità dell’istituzione scolastica in uno stato laico .
ps la democrazia partecipativa ha i suoi rischi ma la preferisco comunque alla deriva democratica del nostro paese
Carissimi,
esprimo il mio parere con una semplice citazione di Orazio:
“La virtù sta nel mezzo, tra due vizi opposti, ben lontana da entrambi”
Vi ringrazio, innanzitutto, per questa discussione perchè mi ha dato molti spunti di riflessione sull’argomento. Al di là delle inevitabili discordanze, mi sembra che si parli sempre della stessa medaglia: è difficile, purtroppo, riuscire a vederne contemporaneamente tutte le facce.
Solo prendendo in considerazione tutti i punti di vista, o le “facce”, di questa medaglia, si possono trovare soluzioni giuste, condivise e utili per la maggioranza delle persone che si trovano coinvolte in prima persona in queste dinamiche.
Per cui, almeno fra chi si trova concorde sui principi fondamentali, credo sia molto costruttivo cercare di condividere entrambe o, in questo caso, le molteplici facce della stessa medaglia. Altrimenti la discussione non avanzerebbe di un centimetro e rimarremmo inchiodati al solito approccio dicotomico, limitato e limitante.
Testa o croce?
certo condivido l’unica cosa è che taluni simboli dovrebbero casomai venir tolti a priori e non in funzione dell’offesa che potreebbero arrecare a chi proviene da altri culti o religioni..tutto li
Luca testa !!sempre testa e a proposito di croce
Scusami Daniele ma se ritieni giusto che i simboli religiosi siano tolti da scuole e da altri luoghi che rappresentano lo stato laico, quale altro motivo se non quello del rispetto della libertà di culto ?o , come nel mio caso , di NON culto? a prescindere dal fatto che qualcuno se ne senta offeso o altri siano indifferenti !!
io non dico sia giusto o sbagliato oche altro(infatti dico casomai..)sicuramente è sbagliato se si premde come PRETESTO il fattp che in Italia ci sono cittadini di altre religioni QUESTO SI E’ SBAGLIATO.
A PROPOSITO LA LEILA DOVE è ANDATA??
Ciao a tutti,sono qui tranquillo,anche se mi sono allontanata dal computer,è fine settimana non??
al’inizio,a proposito del velo, vorrei ricordare Daniele,i beduini che vivono nel deserto,in che modo combattono il caldo e i raggi solare in una temperatura che arriva a50 gradi??
usendo vestiti di lana ,anche pesante,perchè è un modo efficace contro il caldo mortale,anche i medici consigliano di proteggere il corpo umano dal sole durante le ore piu calde con vestiti di cotone quindi di fibbra naturale!!!
altra domanda;per chi si spoglie o mette vestiti leggere,non sente il caldo ??sono sicura che lo sente forse anche di piu perche ho provato le due situazione.
Per il discorso della discriminazione tra uomo e donna,la legge islamica dice che sono uguale nei dovere e nei diritti ,salvo quelque differenze biologiche;ciò tuuti i due hanno l’obligo di non avere relazione illigittime quindi ragazze e ragazzi,se vedete iscriminazione ,sono piuttoste dovute alle tradizione non alla religione,e su questo c’è tanto da dire perchè anche i musulmani stessi confondano fra tradizione e religione sopratutto se hanno un livello scolastico basso(dal solito le tradizione sono piu severe dalla religione in certi paesi)
per il discorso della pubblica sicurezza o la sicurezza sul lavoro chiedo che c’entra la sicurezza col velo ?? credo che piuttosto un a donna vestita pocho e pericolosa per la pubblica sicurezza
A Mariben dico:grazie d’avermi dato questa occasione unica per me per esprimere una realta che magari tanti non conoscono,la donna musulmana che ha shelto il velo ,con consapevolezza è una donna felice e libera,perche ha shelto di esere diversa in una societa dove la donna detto libera ,e secondo il mio parere e prigioniera di un modello di donna,bella ,snella,che segue la moda ..ho visto ragazze che si ammazano facendo la dieta per seguire un modello traciato purtroppo dalle case della moda .mi dispiace dirlo ma io lo vedo cosi.
A tutti voi dico che la donna moderna è anche sfruttata e trattata malissimo nelle media e nella publicita,è un corpo bello commercializzato come una merce ed è tutto dovuto a un sistema politico sociale ,che materializza tutto ,non c’è spazio allo spirito o all’anima.
A me sembra opportuno combattere l’immagine della donna maltrattata dovunque,sopratutto nelle media, compreso la donna musulmana ,e vi invito a non accontentarvi di sentire solo a quelle presentate nelle media come vittime di violenza ,a asentire anche a quelle donne musulmane ben istruiti e che sono consapevole di quello che fanno, e ne sono tante compreso quelli di origine italiane.
grazie a tutti e a presto.
chiedo scusa per il mio povero italiano,avete capito ormai che sono d’origine straniera,l’italiano l’ho imparato da sola,tramite la rete.
chiedo scusa anche se non ripondo presto perche è fine settimana sono anche con la famiglia.Rispondero comunque .
Grazie Leila a te per portato il tuo punto di vista, per averci reso partecipi delle tue riflessioni e , perchè no ? rivendicazioni..
Una donna è libera , a parer mio, quando è consapevole del suo valore, quando può decidere in piena coscenza se portare il velo piuttosto che la minigonna o seguire i precetti della fede in cui crede o disconoscerla ( come ho fatto io ) senza che la società , la comunità in cui vive la emargini o crei delle pressioni affinchè modifichi pensieri e comportamenti. Sono perfettamente d’accordo con te che essere libere non significhi essere schiavi di modelli irraggiungibili e, o usare il proprio corpo per ottenere favori, fama o denaro facile.
è una delle forme di schiavitù, travestita da modernità, una forma di falsa libertà
Non si tratta di giocare a chi è più libera di chi.
Il rispetto e la dignità delle donne non passano nè dal burka imposto nè dal ” grande fratello!
Dobbiamo innanzitutto rispettare noi stesse e pretendere altrettanto dai nostri uomini, con o senza velo in testa.
Ma il senso del mio post era un’altro e si rivolgeva a chi pretende di “salvare” le donne musulmane violate non si può negare che ve ne siano, usando altrettanta violenza.
ps tranquilla il tuo italiano non sarà perfetto ma ti fai comprendere benissimo !
@ Daniele una causa è giusta o sbagliata poco importa chi la promuove, e per la cronaca la sentenza europea è stata emessa dopo la ” denuncia ” di una signora finlandese atea
Ciao a tutti, sono d’accordo che certi metodi per strumentalizzare (come si è visto anche sopraffini) sono deleteri per la convivenza e l’integrazione: Gli Italiani, a differenza di altre nazioni hanno da poco sperimentato gli effetti dell’immigrazione, oggi più che mai repentina, e la paura del diverso è tangibile. Può essere utile in questo caso guardare la reazione di paesi come Francia e Germania che prima di noi l’hanno vissuta e i paletti che hanno messo. Escludendo gli eccessi, credo sia giusto governare in qualche modo il fenomeno, non con regole dettate dalla paura del diverso ma nemmeno dal permissivismo.
L’integrazione è un processo necessariamente lungo, per questo ci possono stare misure temporanee (una sorta di limitatore di velocità) che facciano da cuscinetto nella transizione verso una società diversamente composta. Fatica l’immigrato che deve ricominciare in un paese straniero ma fatica anche l’autoctono ad accettare un cambiamento imposto.
Mi sembra poi che molti contrasti sussistano più per diversità culturale che religiosa e con certe culture il confronto è davvero impietoso. Leila stessa ammette che molte usanze sono frutto di una cultura retrograda, confusa con la religiosità; e qui non si tratta quasi mai di consapevolezza consenziente ma di come una cultura mi obbliga a vestire, piuttosto che mangiare dopo il marito o per una madre, convinta di fare bene, portare la figlioletta a subire l’infibulazione. Mi sembra purtroppo una fotocopia già vista: c’è interesse ad alimentare questa “povertà” per assoggettare…
Ciò detto concordo che in tutte le culture (anche la nostra) la donna deve ancora trovare la sua emancipazione, anche se, a dire il vero tutta l’umanità ne avrebbe un gran bisogno.
Con la contaminazione culturale un’occasione di crescita: per l’occidente di ritrovare la spiritualità perduta e all’oriente il progresso scientifico per affrancarsi.
Celestino
Bentornato Celestino
sentivo la mancanza della tua saggezza e pacatezza
un abbraccio affettuoso al compagno d’ avventura!
ps come sempre sei molto più bravo di me ad esprimere i miei pensieri e a dare corpo alle mie emozioni!!
Credo, anche se forse mi sbaglio, che quello che mariben intendeva dire nel post è che non si dovrebbe parlare di libertà e dignità delle donne musulmane ma di libertà e dignità delle DONNE! Quello che penso io è che non tutti gli uomini musulmani sono prepotenti e violenti nei confronti delle loro donne così come non tutti gli italiani sono amorevoli mariti e padri di famiglia. Si dovrebbe smettere di parlare di religioni (che spesso portano anche a strumentalizzazioni di vario genere e tipo) e cominciare a parlare di diritti umani! La violenza è violenza, chiunque la commetta, e libertà e dignità sono diritti da pretendere e salvaguardare, chinque noi siamo!
La violenza non è soltanto quella fisica, ma anche quella psicologica.
Sotto questo punto di vista ad oggi, almeno per quando vedo io, la religione più prepotente è proprio il cristianesimo.
cioè il cristianesimo oggi sta facendo violenza psicologica? e come?
ps scusa Mariben se si sposta l’argomento
Caro Daniele, rispondo volentieri alla tua domanda di approfondimento. Poiché è un discorso lungo, ti mando un paio di link che riassumono ciò che penso (senza contare che esistono altre religioni minori che sono pur sempre cristiane, ma che non si tollerano manco fra di loro).
http://it.wikipedia.org/wiki/Cattolicesimo#Critiche_alla_Chiesa_cattolica
e
http://www.google.it/#hl=it&q=cristianesimo+violenza+psicologica&meta=&fp=c1fcaffff60df556
pagina 1, 2 e 3.
È vero, il Papa ha chiesto scusa per gli scandali che hanno coinvolto la chiesa negli ultimi anni, si è pentito per ciò che è successo. Ci sono stati due pentiti quest’anno: Spatuzza…