La ” mobilità” degli assessori:diritto o privilegio ?

Non so quanto valga la pena commentare notizie come questa. Periodicamente, e fortunatamente aggiungo, i quotidiani locali portano alla luce i fatti, misfatti e privilegi dei nostri amministratori. Puntuale avvampa l’indignazione dei cittadini per poi altrettanto puntualmente affievolirsi e svanire nel giro di qualche giorno. La rassegnazione, lascia il posto alla rabbia, l’impotenza si trasforma in indifferenza, la consapevolezza di non aver voce in capitolo diviene apatia fino ala scossa successiva. Il nocciolo della questione sta nell’impossibilità di sovvertire l’ordine delle cose, nell’impotenza della società civile davanti a piccoli e grandi soprusi della politica.
Alla richiesta di maggiore giustizia sociale viene risposto  giustificando con argomenti che non convincono affatto prebende e privilegi ingiustificati , tacciando di invidia, più o meno velatamente, gli interlocutori  e autoassolvendosi  con relativa patente meritocratica.

Ma il disagio  di fronte allo spettacolo di diseguaglianze tanto sproporzionate quanto ingiustificate, tra chi possiede il potere e chi non lo ha, rimane, e la frustrazione rischia di  diventare rassegnazione.

Il mio modesto parere è che tanto più la cittadinanza tiene vivo il risentimento, tanto più l’opinione pubblica è capace di trasformarsi in un movimento pacifico, di coordinarsi, organizzarsi per fare pressione tanto prima si vedranno risultati tangibili. La democrazia rappresentativa ha fallito , ha tradito e continua a tradire il rapporto di fiducia accordatogli il giorno del voto, blindandosi nei luoghi di potere per farne capolino alla successiva tornata elettorale. L’unica arma di difesa che ci rimane è la promozione, la richiesta, la pretesa di avere a disposizione:  referendum senza quorum, leggi di iniziativa popolare dal valore vincolante , assemblee deliberative  e altri strumenti di controllo che in altri paesi hanno dimostrato l’efficacia, abbattendo corruzione, malaffare e privilegi ingiustificabili. Lo so non è facile penetrare, il cammino è lungo e faticoso,  occorre lungimiranza e costanza, ma come dice un vecchio proverbio arabo “Chi pianta datteri  non mangia datteri…….

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