Il rispetto della Par Condicio

La par conditio è  quell’insieme di criteri volti a garantire una presenza uniforme nel tempo degli schieramenti politici e dei loro leader nelle emittenti televisive. Ovvero, tramite la par conditio si vuole assicurare che tutti i partiti, e quindi i relativi leader, possano comunicare senza “privilegi” di alcun tipo, specie nei periodi precedenti le elezioni.

Il principio, a mio avviso, è corretto.

La legge, così com’è, è stata oggetto di numerose critiche sia da parte degli elettori che dei leader politici stessi (sebbene per ragioni differenti), tanto che si parla spesso di doverla cambiare ma, finora, nessuno ha mai proposto delle modifiche. A ben vedere, infatti, se la legge venisse applicata sarebbero i partiti e le coalizioni più popolari, ossia PDL e PD, a dover limitare il loro tempo a favore dei partiti minori, tra cui ad esempio UdC, IdV, Lega e soprattutto altri di cui ricordiamo l’esistenza come il partito dei pensionati, Udeur e il MoVimento 5 stelle.

La par conditio, in sostanza, vuole essere una garanzia per i partiti meno seguiti di poter esprimere il loro programma e le loro idee: il principio di questo sistema, quindi, favorisce la pluralità dell’informazione e pertanto va a vantaggio dei cittadini elettori e quindi di tutto il Paese. Sfortunatamente, però, svantaggia i partiti “maggiori” che altrimenti dominerebbero le tv.

Foto tratta da http://www.dazebao.org

Così, visto che la legge non piace e considerato che le sanzioni derivanti dalla non-applicazione della par condicio sono ridicole, ci si sente autorizzati a trasgredirla nel totale disprezzo delle regole.

I dati prelevabili dal sito dell’agcom (clicca qui per vederli) rivelano la totale violazione della par condicio da parte dei maggiori partiti (la settimana di riferimento è quella dal 14 al 20 di marzo). Nei Tg di Rai 1, Rai 2 e Rai3, ad esempio, il PDL è in quota alla classifica con uno stazionamento medio  di oltre il 54% seguito dal PD con presenze medie di poco inferiori al 25%: meno della metà. Lega Nord, IdV e UdC intorno al 5,5% medio mentre altri partiti, compreso il neonato MoVimento 5 stelle, non sono mai comparsi: 0%.

È questo il modo di comportarsi?

Ad essere danneggiati, lo ricordiamo, non sono i partiti che rappresentano le minoranze, ma sono i cittadini, tutti i cittadini, per la natura stessa dell’informazione sbilanciata che non permette una seria e corretta formazione pre-elettorale. La scelta del proprio candidato preferito non può essere demandata ad un banale slogan simile ad uno spot pubblicitario ma deve essere effettuata sulla base di un programma, di ideali e di informazione: dalla conoscenza.

Se è vero che uno dei principi cardine della democrazia è quello di tutelare le minoranze è anche vero che la par condicio dovrebbe permettere maggiori possibilità ai partiti “di minoranza” e un tempo minore ai partiti “di maggioranza”: finché questo non accade non avremo mai una democrazia vera!

A questi dati, già di per sé raccapriccianti, si possono aggiungere altre critiche, come ad esempio il fatto che il Presidente del Consiglio, in pieno conflitto di interessi visto il suo ruolo politico e imprenditoriale, è anche detentore di 3 canali televisivi. Possiamo ricordare la chiusura dei talk-show: come fanno i cittadini a formarsi un’idea se nessuno racconta loro le verità sul tentativo di chiudere Annozero, le verità sui processi di Berlusconi, le verità sui rapporti fra stato e mafia, le verità sui continui attacchi alla magistratura? Perché al cittadino deve essere sempre negato il diritto all’informazione? Non sarebbe meglio rispettare questa benedetta par conditio e, in periodi pre-elettorali, aumentare i programmi di informazione politica riducendo i tempi, ad esempio, ai reality show e a tutte quelle trasmissioni di intrattenimento che non hanno nulla a che fare con l’informazione?

Forse, se ci fosse più rispetto, l’affluenza alle urne non registrerebbe questo disprezzo dei cittadini verso il proprio diritto al voto.

Foto in alto tratta da http://www.agoravox.it

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