Fiaccolata della memoria e dell’impegno a Trento – Io c’ero.

La partecipazione ad un evento in ricordo delle vittime della mafia è un segno di grande rispetto ed onore per coloro che in passato hanno lottato per noi. È anche un forte segnale che la società civile lancia dal basso, un segno che gli sforzi compiuti in passato non sono stati inutili e, forse più di ogni altra cosa, che esistono tanti cittadini onesti che vogliono davvero un Paese libero dalle influenze mafiose.

Anche il Trentino-Alto Adige, noto per essere  un’isola felice, ha organizzato una fiaccolata. Perché la mafia non è un fenomeno del solo sud Italia, ma è presente ovunque, in modi diversi a seconda del clima che trova. Se la mafia del sud è quella delle estorsioni, la mafia del nord è quella della droga. Se la mafia del sud è quella rumorosa e violenta, la mafia del nord è quella silenziosa degli appalti e dell’economia.

In verità penso che questa distinzione sia solo una mera illusione semplificazione perché dietro alla “mafia” ci sono sempre le stesse persone, con gli stessi obiettivi, la stessa mentalità.

Quello che più mi preme sottolineare è cosa si pone davanti alla mafia. Ed è sempre la stessa cosa: noi. È ora di smetterla di scaricare le responsabilità sempre sugli altri, bisogna prendere coscienza del fatto che la mafia esiste, anche nella nostra regione, e che se non restiamo in guardia prima o poi pagheremo a carissimo prezzo questa disattenzione. Se la mafia ci entra in casa è tutta e sola colpa nostra e di nessun altro. La mafia del “sud Italia” è anche colpa nostra. La mafia del “nord Italia” è anche colpa loro. Siamo un Paese e distinguere “nord” e “sud” è solamente l’effetto dell’ignoranza e dei falsi valori che da tempo ci impongono e ai quali ormai ci stiamo abituando. E più ci crediamo, meno uniti siamo. Spetta a noi e a nessun altro decidere se permettere alla criminalità di espandersi in tutto il Paese o se far crescere una cultura di veri valori come l’onestà, la legalità e il rispetto. Non prendiamoci in giro: siamo noi, con la nostra mentalità, con la nostra pigrizia, con la nostra coscienza, con il nostro voto e soprattutto con il nostro silenzio a lasciare il terreno fertile alla mafia. Inutile girarci attorno, inutile far finta di nulla. Abituiamoci all’idea che la mafia è un fenomeno che cresce naturalmente dove può nutrirsi. La mafia ci compete. Prendiamone coscienza, non possiamo continuare a far finta che non ci tocchi da vicino. Anche qui, soprattutto qui. E ora. Non possiamo continuare a convivere con la mafia.

Ieri almeno un centinaio di cittadini di Trento ha sollevato in alto una candela, una luce. L’hanno portata con se attraverso un percorso breve ma intenso. In silenzio, mentre venivano nominate ad alta voce tutte le persone che hanno perso la vita, le vittime della mafia. Tantissimi nomi, tantissime persone. Troppe. E chissà quanti altri di cui non siamo a conoscenza.

Sono morte perché erano sole, sono morte perché sono state lasciate sole.

Prima di partire le candele vengono distribuite fra tutti i presenti, io mi  guardo intorno. Ci sono tanti ragazzi, anche qualche adulto. La piazza è grande e la gente è sparsa. I vari gruppi che hanno partecipato non si conoscono fra di loro. Non tutti, almeno. Mi volto verso i ragazzi di Libera, gli organizzatori della fiaccolata, mi passano qualche candela da distribuire a delle persone dietro di me. Accendo le loro candele e le porgo ai più vicini.

Poi accendo la mia. E da quel momento resto in silenzio.

Si parte. Il percorso è breve e la camminata è molto lenta. Davanti a me ci sono due ragazzi che a turno nominano le persone che hanno perso la vita a causa di fenomeni mafiosi. Le cosiddette “vittime” della mafia. Non mi piace il termine, a dire il vero. Parlare di “vittime” mi da l’idea che siano state sconfitte mentre molti di loro hanno vinto. Ma non è importante in quel momento. È importante che il gruppo racchiuso in cerchio si diriga verso destinazione con una luce in mano.

Ci sono anche i fotografi. Chi scrive ha studiato qualche nozione di fotografia, sa bene che è molto importante portare a casa un ricordo della serata. Sa bene che centinaia di migliaia di foto da tutta Italia sono un messaggio molto forte. Ci sono anche le telecamere. Sono i cittadini che vorranno poi dire “Io c’ero”. Mi piace questo modo di pensare, aiuta a muovere il corpo quando la mente ha già deciso.

Io sono nelle primissime file, alle mie spalle ci sono tutti gli altri. Sono tanti, non riesco a vedere bene in fondo. Vedo solo tante candeline portate in alto. Anche loro “ci sono”. La fila è sparsa, disordinata, tutti in silenzio. Osservo la mia luce, è debole, ma di sera sembra brillare tantissimo e riscalda anche se non è molto freddo. Davanti a me, invece, una ragazza tiene un megafono mentre un ragazzo ed una seconda ragazza, a turno, citano i nomi delle “vittime” della mafia. Di tanto in tanto sento pronunciare nomi appartenenti a persone che conosco, che ho sentito, di cui sono a conoscenza. Sono veri eroi ed è bello che vengano ricordati come tutti quelli di cui ignoriamo le gesta. Non ne conosco tanti, ma sento che tutti hanno lottato per il proprio diritto alla legalità e penso che non ci sia uno “migliore” di un altro. Sono tutti da commemorare allo stesso modo.

Si prosegue così fino a destinazione, ci vuole circa mezz’ora, forse meno, forse di più. Non riesco a quantificare il tempo, non mi interessa neanche farlo. La mia candela è ormai arrivata a circa metà della sua vita, ma la luce che emana è sempre la stessa. Tolgo il paralume di carta che la avvolge e la inclino leggermente in avanti in modo che le gocce di cera non colino sulla mia mano destra, che in quel momento afferra la candela. Più tardi cambierò mano.

Rifletto.

L’analogia è forte e sembra voluta. La candela da sempre è simbolo del ricordo di chi non c’è più. Ma non avevo mai pensato al paraluce nel significato metaforico di “protezione”. Prima o poi va tolto, lasci la vita allo scoperto e sei cosciente che può spegnersi da un momento all’altro. Basta un soffio, un po di vento. Bisogna proteggere la fiamma che c’è dentro di noi. Mentre combatti, mentre tieni accesa la tua luce, la cera cola. È il sangue versato da coloro che sono morti e che stiamo ancora ricordando.

Ci fermiamo tutti attorno ad un paio di ragazze che recitano un verso di Roberto Saviano. Lui è ancora vivo, ma anche lui è una vittima della mafia.

Tra una pausa e l’altra un ragazzo seduto su una panchina li accanto suona una semplice melodia con la fisarmonica. Il testo è lungo e noi siamo in piedi. Ma siamo tutti attenti a ciò che viene letto. Il vento è debole, ma la mia candela si spegne ugualmente. La riaccendo. In silenzio. Ascolto con attenzione. La candela mi si spegne una seconda volta. La riaccendo di nuovo.

Perché è giusto commemorare le vittime della mafia, ma non dobbiamo dimenticarci di coloro che sono ancora vivi e contro la mafia lottano ogni giorno.  Non dimentichiamoci di loro. Non lasciamoli soli.

Ho conservato quella candela. Non la butterò via. Mi aiuterà a ricordare che anche Io c’ero.

Libera Trentino-Alto Adige: http://liberataa.wordpress.com

email: lunaquadra@gmail.com



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