Terza riunione del “Comitato Trentino Acqua bene comune”

La terza riunione si terrà al  C S Bruno il 26 gennaio alle 20 e 30

Ritorna la politica dal basso diretta, e senza intermediari.

Dopo aver risposto con un comunicato all’articolo a favore della privatizzazione dell’acqua sottoscritto su L’Adige dall’amministratore delegato della multiutility trentina, Dolomiti Energia, il Comitato Trentino Acqua Bene Comune torna a riunirsi per elaborare nuove strategie per difendere l’acqua e beni comuni. Sul tavolo del laboratorio politico anche l’organizzazione di un evento studio sulla gestione dell’acqua nella Provincia di Trento.

Nel corso dell’incontro sarà valutato anche il percorso del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua,  che in questi giorni ha indetto una grande manifestazione nazionale per il 20 marzo in difesa dell’acqua. Saranno inoltre analizzato il percorso che il Forum ha intrapreso processo con tutte le forze politiche e sociali italiane per arrivare ad un referendum sull’acqua nel 2001

Comunicato del ” comitato trentino Acqua bene comune”  in risposta a M. Merler

Le idee sviluppate da Marco Meler in questo articolo meritano una riflessione e ci pare che siano in linea con quelle utilizzate in altre parti d’Italia, ad esempio per giustificare il “sacco” delle risorse idriche esercitato da anni dalle multinazionali in Toscana.

Sappiamo che il processo industriale in corso di Dolomiti Energia trasformerà l’impresa in una multiutility che «diventerà una delle maggiori aziende elettriche del Paese», come hanno più volte annunciato con orgoglio i suoi dirigenti, con oltre 700 milioni di euro di fatturato e una quotazione in borsa dietro l’angolo. Ha come partner la conosciuta A2A, multiutily – nata dalla fusione delle società municipalizzate di Brescia e Milano, già quotata in borsa e di cui fanno parte alcuni soci privati. Per quanto riguarda la gestione dell’acqua il futuro è incerto: Dolomiti Energia, anche nel nuovo formato super industriale continuerà a gestire circa la metà delle risorse idriche della Provincia di Trento o i Comuni si riapproprieranno di tale servizio nell’interesse dei cittadini?

Le argomentazioni della amministratore delegato di Dolomiti Energia a difesa della gestione privata dell’acqua, oltre ad essere confutabili, lasciano trapelare, neanche troppo velatamente, il profondo interesse dell’impresa verso tale risorsa .

Intanto dire che privata “è solo la gestione” è già un’ammissione di colpa: l’acqua è privata.
Ideologico e fin troppo palesemente strumentale è sostenere che la proprietà dell’acqua rimane pubblica mentre la gestione può tranquillamente essere data in mano ai privati.

Come se i singoli cittadini potessero liberamente scegliere di usufruire del servizio di Dolomiti Energia o approvvigionarsi direttamente dagli acquedotti.

Poi c’è l’aspetto del monopolio naturale che non viene minimamente affrontato. Il cittadino non è libero di scegliere tra più di un gestore. E quindi, per quanto si possa essere d’accordo o meno con i paladini del libero mercato, non si tratta neanche della “liberalizzazione di un servizio” ma di lasciare a un singolo privato il “monopolio” in un settore, quello dell’acqua, di vitale importanza per la sopravvivenza dell’intero pianeta.

Per quanto riguarda l’idea che una struttura pubblica non possa garantire al pari o meglio di un’impresa privata la qualità di un servizio è puramente “ideologico” e non sostenuto dai fatti (ovviamente è il contrario, basta vedere i dati dal ‘94, quando è entrata in vigore la legge Galli: le tariffe sono aumentate e la qualità del servizio è proporzionalmente diminuito in un Paese in cui circa la metà delle imprese che gestiscono l’acqua sono private, miste pubblico private, SPA).

L’obiettivo della politica è quello di far funzionare gli enti pubblici e dare  al cittadino un servizio equo su cui nessuno deve fare profitti, per questo si pagano le tasse. Se i servizi pubblici vengono appaltati ai privati che paghiamo a fare i parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali e comunali?
E lo stesso non potrebbe dirsi per Istruzione e Sanità ad esempio.

Perché non privatizziamo scuole e università se i bassi costi di libri e d’iscrizione ci vengono  “garantiti” da una qualsiasi multinazionale? Così per ospedali e altri servizi sociali. La gestione dei rifiuti è già stata privatizzata da un pezzo con risultati che sono davanti agli occhi di tutti.

Il processo in atto nel nostro Paese è questo: spogliare le comunità dei beni comuni. Adesso è l’acqua. Domani saranno svenduti altri spazi, altri patrimoni che caratterizzano il tessuto sociale e la cultura di ogni comunità.

Ecco perché in Trentino i cittadini si sono riuniti nel Comitato Acqua Bene Comune che come in tante altre parti d’Italia è nato per difendere l’acqua dalle privatizzazioni. Ecco perché sono in atto Campagne di raccolta firme per spingere i Comuni a modificare il loro statuto e considerare l’acqua e la sua gestione “di non rilevanza economica”. Ecco perché il 20 Marzo una manifestazione nazionale riunirà tutti i cittadini a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua. Ecco perché le forze sociali del nostro Paese si stanno preparando a raccogliere le firme per un Referendum abrogativo delle norme che in questi anni hanno progressivamente sgretolato il sistema pubblico della gestione dell’acqua. Ecco perché una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua sostenuta da più di 400 mila firme (5 mila raccolte in Trentino) giace da due anni in Parlamento affossata dalle nebbie trasversali degli interessi partitocratici.

E’ una battaglia di civiltà e di democrazia, quella dei movimenti per l’acqua, che vuole andare verso una gestione della sfera pubblica efficiente e a bassi costi che tuteli l’interesse generale.

L’idea, ad esempio, che un ente pubblico consortile, in cui sia prevista la partecipazione della gente e il controllo sociale alla gestione dell’impresa, non possa raggiungere in TRENTINO standard di efficienza pari o superiori a quelli di qualsiasi impresa privata, è puramente ideologica e frutto di evidenti interessi imprenditoriali che vogliono mantenere il controllo su un bene che garantisce profitti sicuri.

Una gestione pubblica e sociale dell’acqua, libera dal clientelismo partitico, e frutto della riappropriazione politica dei cittadini, potrebbe garantire, oltre a un servizio equo salvo dagli obiettivi del profitto, anche che questo bene nel tempo sia tutelato per le future generazioni. La missione di un ente pubblico, o meglio, di una nuova istituzione sociale, la cui proprietà sia semplicemente collettiva, è l’interesse generale dei cittadini e non gli interessi e i dividendi di una singola impresa che per statuto ha come obiettivo la remunerazione dei singoli soci e non certamente la tutela di un bene che è di tutti e di nessuno

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