Processo breve o impunità?

Il 20 gennaio 2010 è stato approvato in Senato il disegno di legge sul processo breve, che stabilisce, tra l’altro, i termini entro cui si deve svolgere il processo, pena l’estinzione:

  • per i reati con pena inferiore ai 10 anni, 3 anni dal momento in cui il Pm ”esercita l’azione penale” in primo grado, 2 anni per il secondo grado e 1 anno e 6 mesi per la Cassazione;
  • per i reati con pene pari o superiori ai 10 anni, 4 anni in primo grado, 2 anni in secondo grado e 1 anno e 6 mesi in Cassazione; in caso di annullamento della Cassazione con rinvio al tribunale o in appello il tetto è fissato in 1 anno per ogni grado di giudizio;
  • per i reati di mafia e terrorismo, 5 anni per il primo grado, 3 in secondo grado e 2 anni in Cassazione; in caso di annullamento e rinvio della Cassazione il tetto è fissato in 1 anno e 6 mesi per ogni grado di giudizio (in considerazione della complessità delle indagini o della numerosità degli imputati, il giudice ha la facoltà di prorogare i tempi di 1/3 per ciascun grado di giudizio).

Nonostante le centinaia di firme raccolte, le critiche dell’opposizione, le perplessità manifestate dagli ordini forensi sulle conseguenze dell’applicazione della legge ai processi già in corso e le voci contrarie delle vittime dei reati e dei loro familiari, la maggioranza ha proseguito imperterrita sul suo cammino. La motivazione addotta è che i tempi del processo sono irragionevolmente lunghi e per questo motivo la stessa Unione Europea ci ha più volte ripreso e sanzionato, chiedendo tempi più brevi di definizione dei processi.

Naturalmente le motivazioni sono corrette, ma se si va oltre la superficie si può facilmente comprendere che l’Unione Europea pretende una distribuzione delle risorse tale da permettere una definizione rapida delle cause, e che i processi si protraggono per tempi eterni a causa di problemi del sistema giudiziario. Ciò che ci vorrebbe è una riforma complessiva del sistema:

  • distribuire le risorse in modo tale che all’interno di ogni Tribunale ci siano impegnati sufficienti a svolgere rapidamente i compiti burocratici, che le auto della polizia non si trovino ferme per mancanza di manutenzione, che le procure a rischio siano sufficientemente coperte, che le forze dell’ordine non si trovino a doversi pagare personalmente le trasferte (magari indebitandosi anche)…
  • sanzionare i soggetti coinvolti nel processo che, per negligenza o per propri interessi, ritardano gli adempimenti necessari a proseguire nel processo
  • implementare le funzioni del giudice di pace
  • incentivare il ricorso a conciliatori ed arbitri per le cause di minore rilevanza e che potrebbero essere decisi con una transizione tra le parti, in modo da evitare che si ricorra sempre e comunque ai giudici
  • incentivare l’azione collettiva, in modo che non si creino intasamenti dei tribunali con molte cause di contenuto analogo e che potrebbero essere risolte con un unica decisione..

Questi potrebbero essere dei suggerimenti per rendere più snelli e rapidi i processi.

Ma la gravità della legge non sta nel fatto di stabilire che in un futuro il processo debba svolgersi così come stabilito nel DDL in questione, che come principio è anche condivisibile, visto che nessuno di noi vuole processi che durano 20, 30, 40 anni. La gravità della legge sta nella sua norma transitoria che stabilisce termini di prescrizione per i processi  in corso alla data di entrata in vigore della legge relativi a reati commessi fino al 2 maggio 2006. Il che significa che i processi già in corso  si estingueranno con l’assoluzione di tutti gli imputati, colpevoli o innocenti che siano.

Cosa temiamo

Fra i processi celebri che potrebbero prescriversi prima di giungere a sentenza, gli esperti del settore annoverano il processo Thyssen Krupp a Torino, il processo Antonveneta a Milano, il processo Parmalat a Parma, il processo contro la clinica di Santa Rita di Milano…In tutti questi processi ci sono decine di persone da sentire e perizie da effettuare: è sufficiente che i giudici accolgano un’ istanza di approfondimento istruttorio o dispongano una perizia ritenuta necessaria, per frenare l’andamento del processo e non riuscire ad arrivare alla sentenza entro 2 anni dalla richiesta di giudizio immediato, che si concluderebbe, quindi, con una dichiarazione di non luogo a procedere, e la conseguente liberazione di tutti gli imputati.

In questo modo coloro che sono stati truffati dalla Parmalat, così come i pazienti che hanno ricevuto pessime cure dai medici della clinica di Santa Rita vedranno girare liberi per strada quelli che hanno loro provocato tanta sofferenza! Oltre al danno la beffa!

Una lista più completa è disponibile su Wikipedia.

A quanto pare più che di processo breve si parla di “ammazzaprocessi”!

Giustizia, purtroppo, non sarà fatta!

Per chi volesse prendere visione del disegno di legge, uno dei siti in cui si può reperire è quello di Altalex.

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