Richiesta di chiusura dell’Acciaieria Valsugana, oggi il Tribunale si pronuncia

 

In alto trovate la registrazione video della serata informativa organizzata dal comitato “Barbieri Sleali” della Valsugana chiamata: “Valsugana ferita. Quali conseguenze per la salute dei cittadini? Sarà riparabile il danno subito?” a cui hanno partecipato il dott. Roberto Cappelletti, il dott. Marco Rigo, la dott.ssa Maria Elena Di Carlo, la dott.ssa Martina Ferrai e il prof. Pier Giorgio Jobstreibizer.

La questione acciaieria (ma sarebbe meglio dire fonderia, visto che non è solo acciaio che viene trattato) di Borgo Valsugana è una cosa molto delicata a cui solo la procura potrà dare una soluzione che tenga nel giusto conto sia i diritti dei lavoratori che la tutela della salute dei cittadini della Valsugana. Ma naturalmente, nel frattempo che le indagini giungano a sentenza, non si può solo aspettare facendo finta di niente: occorre che l’argomento sia dagli stessi cittadini sentito, dibattuto, approfondito.

Non si possono certo biasimare gli operai che, soprattutto negli ultimi giorni (Adige 1, Adige 2), hanno avuto modo di esprimere le loro preoccupazioni riguardanti la possibile perdita del proprio posto di lavoro e il loro disagio sentendo che la cittadinanza li sta additando come “gli inquinatori” o gli “attentatori alla salute pubblica”. Su questo fronte vorrei spezzare una lancia in favore di questi operai: le accuse di omertà e complicità sollevate nei loro confronti sono il segno di come la nostra società sia diventata estremamente superficiale e poco disponibile a vedere le cose nell’ottica altrui, e paradossalmente è la stessa superficialità che ha permesso che questa fonderia aprisse 30 anni fa e che continuasse ad operare fino ad oggi. Se ci fosse la buona abitudine di interessarsi maggiormente al proprio territorio, si sarebbe potuto, a suo tempo, dare man forte a quei pochi volenterosi che manifestavano la loro contrarietà all’apertura di un’acciaieria in una valle così chiusa come è la Valsugana; invece, come al solito, i pochi manifestanti sono stati additati come dei violenti anarchici e accusati di non volere la crescita economica della zona. Paradossale, appunto, che ora si sia tutti altrettanto severi nel giudicare degli operai che, seppure con una piccola parte di responsabilità di tipo etico-morale, ovviamente pensava a mantenere la propria famiglia.

Detto questo, però, occorre ora prendere atto di una serie di cose che, nonostante si siano sempre sapute, sono state distrattamente e ipocritamente sottaciute.

E’ un dato di fatto che la Valsugana sia a scarso ricambio d’aria e per questo sia una zona ad alto tasso di inquinamento, come confermano anche i dati sull’incidenza dei tumori in quest’area.
Questo pare sia dovuto principalmente a 3 fattori:

  1. SS47: la grossa mole di traffico pesante (autoarticolati, camion) che la percorre ha una grossa incidenza sui livelli di inquinamento in Valsugana.
  2. Riscaldamento domestico e incenerimento clandestino dei rifiuti nelle stufe a legna: la bassa temperatura generata dalla combustione del legno è condizione ideale perchè si formi la diossina; a questa già considerevole fonte di inquinamento aggiungiamo quello prodotto dalla combustione di rifiuti indifferenziati: pratica purtroppo tanto deprecabile e sanzionabile, quanto diffusa tra la cittadinanza.
  3. Acciaieria Valsugana s.p.a.

Sul primo punto: possiamo chiudere la statale? Certo che no. Possiamo fare la Valdastico, ma con quali tempi e poi quanto traffico effettivamente toglierebbe alla ss47? C’è chi sostiene che toglierebbe davvero poco, e qui ci sono le ragioni: http://www.questotrentino.it/2002/01/Documenti_Valdastico.htm.

Sul secondo punto: anche qui, possiamo impedire ai trentini di usare la legna per riscaldarsi? O possiamo dall’oggi al domani educare migliaia di famiglie a non farlo e a preferire il gas metano? E’ sicuramente un percorso da seguire, ma ci vorranno tempi lunghissimi.
L’unico fattore su cui possiamo agire (e che parrebbe essere il fattore più influente) è la chiusura dell’acciaieria: quello si può fare subito, con tutte le attenzioni del caso nei confronti degli operai che attualmente vi lavorano.
Voglio insistere su questo punto così delicato: la perdita del posto di lavoro da parte degli operai.
Anche se i comitati della Valsugana chiedono la chiusura della fonderia, è chiaro che si parla in realtà di riconversione dell’azienda ad una tipologia non inquinante; processo che richiederebbe non poco tempo (si parla di una decina d’anni per la bonifica dell’area e il riadattamento della struttura esistente a nuova attività).
Nel frattempo non si possono certo lasciare i lavoratori senza sussistenza, ma si potrebbero individuare gli ammortizzatori sociali più idonei per tutelarli. Qualcuno potrebbe forse avere diritto al pre-pensionamento, altri alla cassa integrazione straordinaria, speciali fondi provinciali potrebbero essere impiegati in aggiunta. E’ sicuramente miope l’atteggiamento dei sindacati di difendere il loro posto di lavoro senza tenere in considerazione il rischio per la loro salute, come lo stesso Claudio Voltolini (ex-sindacalista Cisl e candidato sindaco alle scorse elezioni comunali) ha dichiarato in un’intervista http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=50194. Inoltre negli stessi lavori di bonifica e riadattamento della struttura potrebbero essere reimpiegati proprio gli stessi operai.

Non si può permettere che tutta la valle paghi le conseguenze di una gestione “dubbia” di un’azienda; gestione che mette in pericolo la stessa salute dei lavoratori; occorre tutelare allo stesso modo gli operai e tutti i cittadini.

Oggi, martedì 22 dicembre, il Tribunale del Riesame, dopo aver negato il dissequestro dell’acciaieria richiesto dalla difesa, si pronuncia sulla richiesta di chiusura avanzata dall’accusa. In caso di risposta negativa è già prevista una manifestazione in forma di corteo lumaca organizzata dal comitato Barbieri Sleali della Valsugana. Il corteo di mezzi partirà dalle acciaierie alle 7.00 per arrivare a Levico via SS47 e conseguente ritorno; in totale circa 2-3 ore di intasamento della statale; sono state informate le forze dell’ordine ed è stata rilasciata l’autorizzazione. Le manifestazioni, a detta di Rosa Finotto (Barbieri Sleali) proseguiranno ad oltranza fino a che l’impianto non venga effettivamente chiuso.

Invito tutti a seguire il gruppo Facebook “Sani in un ambiente sano in Valsugana” e “Chiudete l’acciaieria di Borgo Valsugana” per partecipare alle discussioni (presenti anche i dottori dell’ Associazione Medici per l’Ambiente e il sindaco di Borgo Valsugana Fabio Dalledonne).
Questo blog continuerà via via a fare il punto della vicenda.

Questa è una rassegna cronologica degli articoli dell’Adige più rilevanti sull’ inchiesta “Fumo negli occhi”:

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