Minareti bocciati dalla civile Svizzera…

Un paio di riflessioni….. sul referendum che ha visto la democraticissima Svizzera, promuovere con una maggioranza significativa di voti, l’iniziativa contro l’edificazioni di minareti.
C’erano mille motivi, mille argomenti, costituzionali, legali, morali, e non ultimo, di buon senso, per rispedire al mittente la proposta, ci si aspettava, forse, una prova di civiltà da un popolo che dispone di strumenti di democrazia partecipativa, oggetto d’invidia e ammirazione dai cittadini di paesi, come il nostro, impotenti davanti all’arroganza del potere politico, gli stessi strumenti che in passato hanno scongiurato la guerra civile e attenuato i loro conflitti religiosi. A quanto pare, hanno vinto la paura, l’insicurezza, e  la memoria storica non ha inoculato nessun vaccino nel popolo elvetico. La xenofobia viene diffusa ad arte, in Svizzera come nel resto d’Europa, fomentando i timori  della gente, usando lo spauracchio dell’integralismo islamico e dell’immigrazione incontrollata. Le classi sociali meno favorite si guardano in cagnesco, contendendosi le briciole. L’importante è che la diffidenza e l’odio etnico impediscano la compattezza sociale, la solidarietà, e l’unità di classe.

Non ha avuto, invece, grande  risonanza mediatica, nel nostro paese, ( probabilmente non è stato considerato altrettanto “strumentalizzabile” )  la bocciatura dell’altra iniziativa referendaria Svizzera.
Il testo chiedeva che la Confederazione promuovesse gli sforzi internazionali nel campo del disarmo e del controllo degli armamenti, chiedeva inoltre  il divieto di esportazione e di transito attraverso la Svizzera di materiale bellico, comprese le tecnologie che possono servire alla produzione di armamenti.

D’altra parte, il testo stabiliva l’obbligo per la Confederazione di sostenere per dieci anni le regioni e i dipendenti colpiti dalle conseguenze del bando. Per i promotori, una trentina di sigle fra partiti di sinistra, ecologisti, sindacati, organizzazioni pacifiste per la difesa dei diritti umani, si tratta di una questione etica: porre fine al «commercio della morte» e creare l’opportunità di una riconversione dell’industria bellica in  civile.
Sarebbe stata una bella prova di coerenza, compatibile con le tradizioni elvetiche di neutralità e di politica umanitaria.

Evidentemente, gli svizzeri,  ritengono  minacciosi  e “immorali”  i minareti, ma non l’esportazione di armi.

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