Storie di donne, storie di ordinaria violenza

Il mio primo post lo voglio dedicare a un amica che non c’è più………

Non è l’anniversario della sua morte, e nemmeno il suo compleanno. Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. La sua è solo una delle tante, troppe, storie sbagliate.  Ammazzata dall”uomo che aveva amato , dal padre di suo figlio, dalla persona che le aveva giurato di amarla di proteggerla.
Non adoro questo tipo di ricorrenze, anche se solo il fatto che si sia sentito il bisogno di istituirla, la dice lunga riguardo a quanta strada ancora si debba fare. Una strada da percorrere insieme, uomini e donne, una strada lastricata di buone intenzioni, ma anche di cattivi pensieri, di amore e di odio , di comprensione e di rancori, fatta di pregiudizi   e differenze disconosciute.
Lia è morta all’angolo di una strada, l’hanno trovata in un lago di sangue, massacrata perchè aveva deciso di vivere, di lasciarsi alle spalle una non-vita, fatta di ricatti, di minacce , e  di piccole e grandi violenze quotidiane . Una vita alla quale tante donne sopravvivono, loro malgrado.

Succede in continuazione, non solo a donne povere, non solo in paesi del mondo che definiamo arretrati, non solo in culture che diciamo violente. La violenza sulle donne è trasversale a  culture, ceti sociali, etnie o religioni.

Perchè le donne accettano tutto questo? Per paura , ma anche per la vergogna di essere umiliate e di essere incapaci di ribellarsi,  o per timore del giudizio della collettività. Spesso le donne tendono ad annullarsi nella coppia, pericolosamente, vedono nell’essere di qualcuno l’unica ragione di essere, o per timore della solitudine. Spesso non  prestano sufficiente attenzione ai primi segnali. Quando si avverte lo scricchiolio dell’ingiuria , si dovrebbe guardarlo per quello che è , amore no di certo.

E’ impressionante il numero di violenze domestiche,  e di omicidi che riguardano le donne, il cui movente è tragicamente sempre lo stesso; il possesso.

La donna muore perchè si ribella, perchè sceglie un altro uomo, perchè tradisce. “Ero geloso, quindi l’ho uccisa”. Scusante che dovrebbe risultare un ‘aggravante ma che, paradossalmente, porta a uno stato di comprensione per il pover’uomo che ha massacrato, non per la vittima, che diviene solo una rappresentazione macabra fine a se stessa, ma per l’assassino. Ci limitiamo ad ascoltare il caso del giorno, pensando che si tratti, appunto, di un caso , non riflettiamo mai sulla sistematicità ma soprattutto sulla legittimità della cosa.

Le donne vengono maltrattate, picchiate, stuprate e uccise, ma il pensiero comune è che, in fondo, se la siano cercata. Fino a quando non accade a qualcuno che conosciamo bene, e solo a quel punto, ci rendiamo conto dell’impotenza, nostra e sua.

Ma la nostra società ipocrita, al fine di esorcizzare il timore di avere la bestia dentro di se, ha trovato un capro espiatorio. Chi violenta e uccide le donne? Marocchini, Albanesi..rom.. il diverso , l’intruso insomma! Pensiamo alle fiaccolate di Guidonia o di Quartaccio, fiaccolate contro, non a supporto delle vittime. Qual’è il messaggio di queste iniziative? La donna italiana è oggetto di proprietà.

Cosa succede quando invece è un ragazzo di ” buona famiglia” a violentare una ragazza? Innanzitutto è colpa della ragazza….. ” era una poco di buono, di facili costumi,   sicuramente consenziente.”
Il violentatore, per evitare le fiaccolate finalizzate al linciaggio, deve avere un pedigree di pura razza italiana.
Ma se lo stupro fa rabbia solo quando è fatto da «stranieri», diventa simbolo di mancanza di sicurezza, di degrado e di una guerra per il controllo del territorio. Insomma, lo stupro indigna quando si carica di una battaglia più ampia di quella della difesa delle donne, una battaglia in cui le donne si trovano ancora una volta«oggetto», in quanto Proprietà collettiva di un gruppo contro un altro.

Immagine tratta da: Forum pa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *